Poliorcetica vucciriota

L'arte di espugnare rovine

di Alessio Mirante
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N.17 del 12.2.2014
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Non volevo scrivere più della Vucciria. In Tristi Topici avevo già presentato una saziante crestomazia di moniti, continuare sarebbe stato zelo presuntuoso o opportunistico, visto che si tratta di un filone d’oro per le polemiche da strapaese.

Avrei dovuto scriver di che, tra l’altro? Di Peppuccio, il relitto umano che raccoglie tenerezze tra il delirium tremens e le oscure confabulazioni di una galoppante sindrome di Korsakoff? Di qualche fiacca conversazione con l’esausto Rocky, l’autorità morale del loco? Di Uwe l’austriaco invasato, imbrattatore di mura e tramontato protagonista dei peggiori e più provinciali salotti dell’arista-crazia palermitana? Per Dio, no…

Intanto la Vucciria è sempre più un Inferno. Solo che quello vero è fatto di eterna roccia, ghiaccio perenne, fiamme che ardono senza consumare e sta fuori dal Tempo. La Vucciria invece è fatta di mura pericolanti, immondizia che fermenta, coglioni che si rompono ed è soggetta alle ingiurie degli anni che scorrono. Le anime all’Inferno aumentano sempre e restano in eterno uguali. In Vucciria invece, prima o poi, anche gli avventori più accaniti della Taverna Azzurra (d’ora in avanti i tavernicoli, come li chiama il Leone Saccardi) si rendono conto della propria ridicola figura di vitelloni invecchiati, vanamente occultata, anzi ulteriormente ingiuriata, dalle felpe col cappuccio.

L'Inferno_di_Andrè_Goncalves

Non è per un’integrazione che torno ora sull’argomento: è crollata una palazzina di Piazza Garraffello, la parte più sana e bella della Vucciria, circondata da rovine sette-ottocentesche più o meno disabitate, abusiva discoteca all’aperto frequentata dai Tasci/Gargi ovvero dai tamarri siculi, coatti con le panelle, ovvero gli animi semplici.

Garraffello platz, auf wiedersehen

Declina il mondo e peggiorando invecchia
Metastasio

Una piazza teatrale e spettrale, carica di dramma e miserie, su cui campeggia la scritta UWE TI AMA (e con simili amori chi ha bisogno di odi?). Davanti a quella scritta è crollato ciò che restava della facciata di un termitaio divelto, rivelando al mondo una grande svastica naif, con un’aquilaccia appollaiata sopra. Cose da Twilight zone.

Crollato un muro se ne alza un altro. L’Amministrazione ha deciso di chiudere l’accesso alla Piazza e così, con insolito zelo comunale, il cadavere è stato occultato. Chiaramente quei mille vaioli che appestano la zona non si arginano con una quarantena del genere.

Si è dunque scatenata sui social network e sui media locali la gara per vincere il Premio 18 Brumaio (“la storia si ripete due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa”). Ironia a palate. Il parallelismo più chiaro è quello del Muro di Berlino, c’è chi tira in ballo Gaza (ma il muro sta in Cisgiordania non a Gaza) e così via. I muri son durati assai poco. Avevano avuto appena il tempo di diventare santuari per le ironiche indignazioni cittadine.
Il premio è andato sicuramente al Laboratorio Saccardi, spi

Geopoliticamente il fatto ha sicuramente effetti sensibili per la movida. Innanzitutto piazza Garraffello era la passeggiata pedonale e scenografica che portava da piazza Caracciolo (Taverna Azzurra) ai Chiavettieri, la via di locali fighetti (gli equivalenti romani e milanesi possono tranquillamente deridere). Ora il mondo dei preppies e quello degli alternativi sono fisicamente separati.
Inoltre ora tutte le mandrie di tasci che han fatto? Molti son tornati nella loro Minas Morgul (i Candelai), altri si son dispersi in varie enclavi sparse qua e là nel centro storico (es. Calamuri), ma in molti hanno affollato piazza Caracciolo levando ulteriore spazio vitale ai tavernicoli.

I tavernicoli vedono i Tasci come una massa anonima e senza individualità, fanno gratuiti sarcasmi con sociologia da taverna, antropologia da piazza se non addirittura perfida zoologia paranazista. Si lamentano però se io tratto loro con la stessa stizza. Cari tavernicoli, si è sempre i tasci di qualcuno.

K_S_C1

 

Medioevo

In che luogo potete fissare lo sguardo,che non
v’induca a ricordarvi della morte?  Il vostro abito che si consuma,
la casa che cade, il muro che si screpola; tutto vi fa pensare alla morte,
persino il sonno, poiché la imita in se stesso.
F. De Quevedo, I Sogni

Il modo migliore per vivere la Vucciria è accompagnarci gli amici dal continente, meglio ancora se stranieri.

Li accompagni giù dalle scalette che costeggiano la chiesa di Sant’Antonio Abate, per farli investire subito dai vapori delle graticole, o per la lunga buia via che scende da piazza san Domenico e li butta nella massa tavernicola, e così la loro vista è già sazia.

Li porti (portavi…) poi a piazza Garraffello a guardare, dando le spalle al termitaio divelto che sembra una tribuna, un palcoscenico delimitato da tre diroccati palazzi a mo’ di quinte, una fontana che fa da boccascena e centinaia di comparse a ballare, a contorcersi, a vociare.
E allora descrivendo quella piazza vera come fosse una scenografia, fare il verso al coro che, nell’Enrico V, invita gli spettatori a fare, nelle loro menti, del teatro un campo di battaglia, due regni e così via.

Holbein-death

Quelle quinte d’architettura tostata e rovinosa, quelle musiche così ossessive che ti vibrano in corpo, quel denso acre odor di prossimo e marciumi mischiato oscenamente a quello del cibo, la fontana di marmo che scroscia sulla vasca otturata che allaga una porzione di piazza, i randagi scarificati che, tra prepotenze e sguardi pietosi, mendicano fra i tavolinacci di plastica, d’ogni nazione facce patibolari mischiate a quelle laide e a quelle patrizie, il fumo e la grande croce latina rossa che campeggia dipinta in cima alla quinta centrale, compongono un delirio ucronico, un paradosso medievale, una sebacea danza macabra punk.

 

 

 

 


Sull’utilità dei muri

La trasparenza è un concetto imbecille, figliolo.
O quanto meno inefficace, se applicato alla ricerca
della verità. […] La verità umana è opaca.
Daniel Pennac, Il Signor Malaussène

Muri! Più dei cani e dei libri, i migliori amici dell’uomo contro i peggiori nemici dell’uomo: gli altri uomini.

Qualche hippy parla male dei muri. Persino delle mura di casa. Le mura sarebbero il guscio delle ipocrisie, il limite alla fratellanza e all’emancipazione…e da qui altri tirarono fuori tutta l’ideologia della Trasparenza, un mito totalitario da sempre, che nulla ha a che fare con la democrazia che si dovrebbe reggere invece su Regimi di Responsabilità.
Il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, arena dei più deteriori giochi di potere, testimonia proprio tutta l’ipocrisia dell’ideologia della trasparenza, come il Palazzo della Cancelleria Federale della Germania (chiamata dai berlinesi Bundeswaschmaschine, la lavatrice federale). Le democrazie, come le persone, hanno bisogno di ambiti protetti, fuori vista. La privacy come gli Arcana Imperi, sono fondamentali spazi di manovra per le questioni delicate, nonché garanzia di sanità mentale ed equilibrio. L’esposizione costante è destabilizzante.

Chi disfà un muro è morso da una serpe
Qohèlet

Non venite a tirare in ballo i boulevard del Barone Haussmann, il prefetto che abbatté le mura parigine perché oramai inutili, addirittura dannose visto che impedivano il ricambio d’aria. Parigi venne violentata dai Nazisti, Siena invece si salvò dalla vendetta di Goering che si ritirava proprio grazie alla sua cinta (quella muraria, non i suini neri di bianco fasciati noti appunto come cinta senese). Lucca con le sue mura alberate gode dell’aria più pulita d’Italia.

Patetico passare le frontiere interne al Benelux, praticamente tracciate coi gessetti; ancora gagliardo invece riempirsi gli occhi e ingombrarsi il cuore osservando L’Altrove dall’alto di una muraglia. Bello vedere il Sahara da una duna fra le dune, ma addirittura allucinatorio (per un visitatore, sensato per un marocchino) è invece guardarlo dalla berma che separa il Marocco dai territori in mano al Fronte Polisario.

Questo discorso non piacerà al direttore della rivista, uno che canta “non più nemici, non più frontiere, sono i confini rosse bandiere”. Già Aristotele, secoli e secoli fa nella sua Politica, definiva datate le opinioni di chi sosteneva l’inutilità della mura, stravaganti le città che se ne privavano.

Giulio Andreotti, all’indomani dell’unificazione tedesca, dichiarò “Amo talmente la Germania che ne preferivo due”. Già prevedeva come il nostro nemico naturale, riunificatosi, avrebbe facilmente ripreso a pretendere spazio sullo scacchiere europeo, fisiologicamente a nostro discapito.
Il crollo del Muro di Berlino, definitiva dimostrazione della sconfitta del modello comunista, in Italia cadde sulla testa proprio dei partiti che lo avevano picconato più di tutti.

 

La voce del Padrone

…con Ate al suo fianco, venuta dall’Inferno,
in questi confini con voce di monarca
urlerà “ROVINA”, e sguinzaglierà i cani di guerra;
cosicché questa folle impresa appesterà la terra
con carogne umane, imploranti sepoltura.
Shakespeare, Giulio Cesare

La grande area che da Piazza Lolli e la Stazione Notarbartolo scende fino a quella strisciolina di terra che è il mezzo disoccupato porto di Palermo, che dallo Stadio corre fino ai Quattro Canti e che vanta un paio di Isole Felici tra Kalsa e Albergheria, è il grande lunapark che la Mafia concede ai palermitani.

Sebbene la crisi di leadership nella Cupola abbia causato un incremento della microcriminalità, Palermo è ancora relativamente sicura rispetto a città di simili dimensioni e condizioni.
La Pax Mafiosa è un bel sorriso rosso tracciato sulla gola della città, da orecchio ad orecchio.

Sotto l’Installazione BANCA NAZION – UWE TI AMA, ora rimossa con grande e sincero dolore dell’artista austriaco (“Ed io disgraziato che ho attraversato l’Alto Adige per venire qua! L’Alto Adige!” da Totò e Peppino divisi a Berlino), i grandi sabba laici a ritmo di trash e drum&bass han creato un grande giro di danaro. Non mi interessa parlare di evasione fiscale, illegalità eccetera eccetera. Fatto sta che la tolleranza per tutto il degrado fisico e morale del posto è crollata fisicamente su sé stessa e moralmente sopra tutti i filistei. Il Sansone Punciuto, vedendosi murare il mercato, ha allora preso in mano la sua mascella d’asino ed ha ricordato alla città chi è davvero quel Mangiafuoco dietro le quinte del teatro di burattini che tolleriamo da sempre, indulgenti con noi stessi per qualche occasionale o calendarizzata orazione civile contro la Mafia.

La seconda notte, mentre si passeggiava io ed una ragazza per il Cassaro, si sentì latrare un cane. La mia amica, perversa animalista, volle infilarsi fra gli intestini della Vucciria per vedere se per caso quella povera bestia non stesse chiamando aiuto, essendosi magari smarrita. Io che, da buon cacciatore, ho confidenza con lo strumento-cane, avevo capito bene che non si trattava di guaiti di un cucciolo in difficoltà.

 

Pittbull def

Piazza Garraffello era un’arena deserta, postapocalittica, silenziosa. I locali attorno erano misteriosamente chiusi e solo dei vigili urbani e dei poliziotti erano presenti. Piazza illuminata ma circondata da vicoli immersi nelle più lovecraftiane tenebre aliene, come un laghetto esposto al sole in cui si riversano oscuri torrenti carsici. Da quelle ombre partirono gli attacchi furibondi di uova e bombe carta. L’odore di sulfureo zabaione quasi copriva quello dell’immondizia, delle lorde grigliate e del sudore incrostato sulle rovine. Poi, come i persiani di Serse scagliavano i vigorosi cani del Mazandaran contro gli spartani di Leonida, giunse la carica grifagna e folle di alcuni pitbull.

Avevano nasi umidi e fumidi alla fine di crani cuneiformi, grugni arricciati che snudavano le poderose zanne bianche delle ganasce, larghe anche che nella corsa mostravano grande elasticità e spinta, unghie nere e lucide come acciaio smaltato, spalle più larghe dei toraci profondi che si contraevano ed espandevano tra respiri taglienti e versi ferali. Avevano spalle muscolose, colli torosi ed arcuati, narici dilatate, bava alle fauci ed Emma Dante negli occhi.

 

 

 

Per concludere, un brano dal Secretum su Avignone:

Ove troverò parole a significare le noie e i giornalieri fastidii della mia vita? Come non mi rattristerò all’aspetto di quell’abbiettissima e tristissima fra tutte le città della terra, fangosa sentina ove s’accoglie la schiuma di quanto ha di più scellerato nel mondo? di che voci varrommi a ridirne le molte turpitudini che commovono a nauseoso disdegno? E le strade, a modo di fogne, riboccanti di rabbiosi cani e d’immonde scrofe, e lo strepito delle ruote che rasentano le muraglie, e i cocchi che coll’attraversarsi rendono disastroso il cammino, e le diverse guise d’uomini e di sembianti? Poi l’orrido aspetto di mendichi affranti dalla miseria, e le pazze smanie dei molti ricchi nuotanti in lascive delizie, e la discordia degli animi, e le difformi arti e lo schiamazzio di tante voci confuse, e il riurtarsi e il far pressa della trafelante ciurmaglia: le quali cose tutte contristano i buoni e, togliendo la quiete agli animi generosi, interrompono lo studio delle ottime discipline. Così Dio, finchè la nave è ancora intatta, mi scampi dal naufragio! perchè davvero che sovente mi guardo attorno a vedere se, vivo ancora, io sia disceso nell’inferno. Ora come mai può l’uomo, in tali condizioni, consacrarsi tutto all’amore del bene?
Va dunque e scalda a’ begli estri la mente!

Header – Foto: Claudia Sajeva Disegni: Giorgio Abou Mrad
Illustrazione Cane: Giorgio Abou Mrad
Illustrazione Lombroso: Andrea Boscolo

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