Scopophilia

o della bellezza del vedere.

di Francesca Virginia Borzacchi
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Arte
N.28 del 14.5.2014
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Immaginate di vestire i panni di un moderno Belfagor , meno irrequieto e dalle vesti un tantino più sobrie, e di vagare allietati da immaginarie composizioni di musica classica per le immense sale del Musee du Louvre, che si susseguono infinitamente tra scalinate e corridoi racchiudendo inestimabili  opere che vanno dal medioevo al 1848; un sogno. Ecco, Nan Goldin (Boston, 1953) ha avuto la possibilità di trasformarvisi per diversi mesi, ogni martedì, giorno di chiusura al pubblico del museo godendo  della libertà di fotografare ogni capolavoro a suo piacimento.

 

Da questo suo errabondo passeggiare e scambio telepatico nasce SCOPOPHILIA, prima grande mostra della celebre fotografa contemporanea americana, a Roma presso la Gagosian Gallery, altro grande “esperimento” delle arti contemporanee, a mio avviso ben riuscito, che vede accostati i suoi scatti più famosi  (altri mai esposti prima poiché ritrovati dalla sua assistente in alcuni archivi) ad altrettanti scatti di capolavori d’arte occidentale intrecciati  in diciotto esemplari uniti assieme da medesime ossessioni: l’esaltazione dei sensi, l’amore,  il sesso, l’estasi, il piacere, la disperazione ed il cambiamento di genere, comprovando appunto che  proprio quel mito, quell’iconografia religiosa della quale è satura tutta l’arte occidentale sono le espressioni delle medesime emozioni della quale si nutre l’artista.

SCOPOPHILIA , deriva dal greco “piacere nel vedere”, è una parafilia, fu un termine tradotto da Freud che lo considerava come un regolare istinto dell’infanzia;  altri sostenevano che avrebbe potuto sfociare in  disturbi reali di visione comportando l’estraniazione in un mondo irreale, poi successivamente Fenichel  con la sua teorizzazione psicoanalitica l’ha considerato come il bisogno di “ un bambino alla ricerca di fini libidinosi, che vuole guardare un oggetto , con l’intento di ‘sentire insieme a lui”. Ecco, per tralasciare la più recente tesi  di Jacques Lacan sulla teoria dello sguardo di Sartre,  Scopophilia o voyeurismo, è quella  ricerca del piacere libidinoso, che sia intesa come espressione della sessualità riferendosi al piacere sessuale derivato da guardare appunto gesti erotici e corpi nudi, ma anche verso le arti visive in genere, il bello, che altrettanto genera molteplici forme di piacere.

Nan Goldin_ The Back 2011 - 2014_ Stampa cromogenica

Nudità, desiderio, disperazione, estasi ed amore, è l’arte di Nan Goldin, i suoi soggetti, i suoi amici, la sua famiglia allargata viene perpetuata nella vita quotidiana, in pose casuali, perlopiù seduti in contesti semplici, in interni,  inconsapevoli  bellezze che vengono qui “artefatte” assieme a divinità sacre, capolavori di geni indiscussi dell’arte occidentale, desacralizzata, immortalata su pellicola. Lo spazio della galleria ci rapisce. L’architettura ovoidale della sala, bianco puro, luminosa, esalta le stampe cromogeniche  intervallate. Nell’opera “The back”, la schiena è unico punto di vista per Nan, pelli diafane si uniscono a pelli scure a sculture a manifestazioni di dolore, presunti pianti sofferenti, tra acqua, cielo e lenzuola disfatte.

Drappeggi, stoffe, veli, nudi di donne di Ingres o  Tiziano, non più così pudici, membra di fanciulle abbandonate su giacigli di lenzuola inamidate in “The Nap”. Fanciulle provenienti da epoche diverse ma accomunati da unici impulsi bramati.

Il ritmo lento e sensuale di uno scatto  di Amore e Psiche giacenti del Canova si espande all’abbraccio in simil posa di due amanti contemporanei che l’affiancano in “The look” , lo sguardo in appassionata contemplazione fa strada al centro ideale dell’opera,  le due bocche che stanno per baciarsi.  Un poetico trittico unito in verticale è quello di “Narcissus by the Lake”, del 2014, il bel fanciullo si specchia sulle rive del lago poco prima di caderne preda, mentre una giovane donna immersa si copre il viso con le mani, un pianto, ed un’altra al di sopra entra nuda nelle medesime minacciose acque. La bellezza può essere fatale.

In “Odalisque” ritroviamo più che mai la perfezione della nudità femminile, i peli pubici e le labbra rosate, le gote leggermente arrossate care alle bionde fanciulle di certa pittura seicentesca, corredate da fantasie e presunti pensieri romantici o non troppo rigorosamente in pose sensuali su giacigli di  impellenti desideri.

Nan goldin_Odalisque, 2011_Stampa cromogenica

Gesti d’amore, effusioni ma anche naturalistici scorci malinconici di variegati blu intenso di mari lontani, come in “Island Seas” del 2014. Oblio, senso di morte, disperazione, sofferenza, anche questo – e forse per il genero umano – si palesa in “Crazy /Scary” un collage di paure recondite e baci di Giuda e occhi allucinati senza speranza; l’opposto ci offre lo scenario paradisiaco di “Velis”, dove la vanità e la bellezza di tempere ed oli si fonde alla purezza di veli bianchi , lenzuola e vanitose quinte.

È nella seconda sala che incontriamo la toccante proiezione di slideshow di immagini fotografiche correlate alla mostra , di venticinque minuti con in sottofondo un malinconica colonna sonora per piano, violoncello e leggiadra voce. Presentata per la prima volta al Louvre nel 2010.

Appare ridondante l’ immagine dell’amica amata dai lineamenti mascolini, in ogni posa traspare la sua inconsapevolezza, i ritratti di amici o fratelli, della sua cara dolce famiglia , frammenti della loro vita privata resa pubblica, troviamo i loro equivalenti in altrettanti ritratti di bei cavalieri, nelle Due Dame al bagno della Seconda scuola di Fontainebleau ed i loro curiosi capezzoli.

Un patchwork di anatomie sospese tra desiderio, tenerezza, passione, violenza, amore che abbracciano le  figure di miti “smitizzati”  cari all’artista, tra le quali Tiresia, Cupido , Psiche e Narciso che destano -credo ai più- un indescrivibile emozione/commozione nell’osservatore.

Nan Goldin_Velis, 2011 - 2014_Stampa cromogenica

Non c’è  alcun confine temporale, le une affianco alle altre esaltano una continuità emozionale, nessuna trasgressione o volgarità nelle sue fotografie, i corpi si palesano dinanzi a noi, tra glutei seminascosti, seni, fianchi, schiene e ancora gesti leggeri quasi impalpabili, e ancora sguardi che si impongono in  “un essere  lì, ora e per sempre per dare e ricevere piacere telepaticamente”.

Da quest’esperienza Goldiniana se ne esce piacevolmente estraniati, con la sensazione di essere tra quei soggetti immortalati in un altrove mitologico che non ci è dato conoscere.  Ed io, con la consapevolezza del triste epilogo di Narciso, uscendo dalla galleria,  ho continuato ad immaginare quel suo bel riflesso nelle acque del lago.

NAN GOLDIN: SCOLOPHILIA

21 MARZO – 24 MAGGIO 2014
GAGOSIAN GALLERY
VIA FRANCESCO CRISPI 17
00187 ROMA
T. +39.06.420.86498
F. +39.06.4201.4765
Mar – Sab: 10:30 – 19:00 e su appuntamento 

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