Sdegno ed entusiasmo

Accontentati i passatisti, traditi gli avanguardisti.

di Chiara Arnone
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Arte
N.12 del 8.1.2014
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La nostra Emma Dante entra come artista residente nel Teatro Stabile Biondo di Palermo, una struttura pubblica governata dall’amministrazione locale. Nessuno l’avrebbe mai detto. Per molti anni una delle più interessanti e irriverenti registe del nostro tempo era stata messa da parte da questa città con i suoi già troppi problemi da dover occuparsi anche dell’arte e dei tanti geni incompresi e compresi che vivono a Palermo.

Il 18 novembre 2013 in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno la pulzella di Palermo  aveva dichiarato di aver detto subito ai politici, al suo amico assessore Giambrone e al sindaco di Palermo di non essere qui a rappresentare le istituzioni pubbliche. Aveva reclamato perentoria: “Non sono una schierata con l’amministrazione locale e non ho nessuna intenzione di mettermi a disposizione di logiche clientelari. Certo, lo so bene come funzionano gli Stabili in Italia, so benissimo che sono sempre, o quasi, la massima espressione di lottizzazioni partitiche, più che politiche. Ma io l’ho dichiarato chiaro e tondo: non mi farò addomesticare e continuerò a essere una rompiballe… l’unico modo per sentirmi viva”. Quel giorno la giornalista le aveva chiesto anche se entrando a far parte di una struttura ingessata, non ci fosse il rischio di imborghesirsi. E lei aveva risposto che sua grande missione è “di scardinarla dall’interno, di rompere la struttura, di scassare da dentro la città stessa di Palermo che per molti anni lei ha rimproverato, schifato, odiato, ripugnato perché a Palermo si è sempre sentita una disadattata.

D’altronde, non era ancora arrivata l’amministrazione giusta che agevolasse la sua carriera artistica. E adesso finalmente è arrivato il momento giusto. E’ semplicemente arrivato il momento giusto. Perché è cambiata l’amministrazione. Insomma, perfettamente in linea. Per essere più chiari: fin quando si sta tentando di arrivare all’apice, alla notorietà si critica e si bacchetta la mala politica, quando finalmente si ottiene quel che con i denti e le unghie si è cercato di ottenere non resta che ringraziare le istituzioni.

Elegantissimo Roberto Alajmo, direttore artistico del Teatro, che non ha potuto non  ringraziare gli abbonati, soprattutto gli over e parlare dell’inagibilità dei bagni del Teatro Belli da vedere ma senza attacco fognario.  Emma Dante dal canto suo, con eccepibile politically correct, ha dichiarato che per lei non esistono distinzioni fra giovani e anziani.  Se lo dice lei. “Questo teatro è per tutti… Si può attirare l’attenzione di un anziano anche facendo cose sperimentali ma interessanti”. Come se esistesse solo il teatro sperimentale. Fantastico! E’ la fine: siamo in pieno conformismo dell’anticonformismo.

Ora siamo più felici che finalmente Emma ce l’ha fatta. Palermo le ha fatto un bellissimo regalo di Natale. Piccole grandi conquiste personali: C’est la vie. Per non dover lasciare troppo spazio all’ipocrisia, infatti, lei stessa tempo fa aveva accennato che il rischio di imborghesirsi, cioè di dover fare i conti con certe regole, potrebbe esistere, ma aveva anche promesso di non rinunciare al suo modo di essere artista fuori dal coro.

Qualche giorno prima di Natale il Teatro Biondo Stabile di Palermo ha voluto omaggiare la poetica e l’arte di un’autrice che ci appartiene e che dichiara di voler scardinare proprio quel teatro. Dice di volerlo cambiare. Dice pure di voler cambiare questa città. Dice di voler fare tante belle cose, come una scuola di teatro dove gli artisti di tutto il mondo possano venire a studiare. Lei sarà la direttrice e inviterà anche artisti che non le piacciono. Lei farà tutto quello di buono che non si è mai fatto. Perfettamente in linea. Come nei migliori discorsi di ringraziamento. Ma la pulzella di Palermo, per l’appunto la nostra Emma Dante, conosce meglio di qualunque altro Palermo. E conosce proprio l’infimo sottobosco istituzionale di questa città che non ha mai saputo amato i propri geni che sono tantissimi…

In questa città, in questo teatro, per questi politici che oggi dicono BENTORNATA Emma Dante,  stima e gratitudine vanno a braccetto con allineamento e accondiscendenza. E’ il dialogo con le istituzioni, è la logica delle istituzioni, è il gioco della politica, è il gioco dell’arte che vive di  politica. La storia di Palermo tutta in una sera. E senza dover  richiamare la solita parolina ‘mafia’ che si infiltra sempre qui e lì quando si parla di Palermo, si può anche essere buoni e dire semplicemente dire che funziona così dappertutto, a Palermo come a New York.

Nessuno è mai riuscito a cambiare le dinamiche e i contorni di questa città: non ci sono mai riusciti i magistrati più agguerriti, che sono sempre morti ammazzati, non ci  è mai riuscita nessuna amministrazione di qualsivoglia colore politico, non ci sono mai riusciti gli artisti palermitani che ogni anno occupano un nuovo teatro,  non ci sono mai riusciti i registi che sono dovuti andare via per poter diventare una delle registe di teatro più note della scena contemporanea italiana come Emma Dante.

La sua vittoria è stata di portare in scena in un Teatro Stabile il suo spettacolo e farsi produrre la sua fiaba per adulti e bambini “Tre favole per dire Addio”.  Avrebbe potuto dire semplicemente questo e dimostrare grande onestà e grande umiltà tipici di un vero grande artista. Avrebbe mostrato grande rispetto e grande solidarietà per tutti i giovani artisti che cercano con determinazione di farsi strada nel mondo dell’arte. Dieci anni fa, probabilmente, Emma Dante sarebbe stata seduta nel pubblico che il 22 dicembre l’ha omaggiata dicendole BENVENUTA e si sarebbe arrabbiata molto sentendo le parole di quella donna: ”L’omaggio non è per me, ma per la comunità, per l’ensemble che lavora con me…” . Voglio sperare che qualcuno si sia accorto che tutto ciò è davvero ridicolo. Dire Benvenuto dopo dodici anni a un artista palermitana. Più che ridicolo è illogico. Non credete?

E se avesse sentito l’invito che ha fatto ai giovani: “Dovete arrabbiarvi meglio! Dovete dialogare con le istituzioni e non occupare i teatri dimessi!”. Ma come è possibile? E’ proprio Emma Dante che dice queste cose? É da sempre che si dice che le istituzioni sono restie a comprendere i geni di Palermo, che è difficile parlare con le istituzioni se non per relazioni personali con il Palazzo. Ma dice vero o cugghiunia? Sì è proprio lei. Emma Dante. Quella che ha messo per la prima volta il velo da sposa all’immodizia. Per la prima volta lei? Ma come ci siamo già dimenticati di Caravaggio e di quelli che ci siamo realmente dimenticati? Tante gaffes, poca verità, tanta ignoranza. Ieri avrebbe potuto dimostrare anche uno stimabile rispetto per la verità e per la provocazione come è sempre stata brava a fare.  E invece, poca sostanza.

Emma Dante che oggi si trova nel posto giusto, al momento giusto ha voluto elargire le più stucchevoli parole che mostrano sempre le migliori intenzioni. Insomma, siamo tutti coraggiosi quando non è il gioco la nostra posizione. Già, avrebbe potuto dire tante cose. E’ molto facile mostrare la propria verità sotto forma di opera artistica. Forse è il limite dell’artista, sincero e libero solo dentro la bolla della propria opera.

Ora che ci penso una risposta ci sarebbe. Da una società in cui le finzioni sorgevano dal mutamento fantasioso del reale, si è passati a una società in cui è la realtà ad alimentarsi della finzione.

Immagine di copertina di Lucio Ganci
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