Si rischia davvero l’infelicità?

Intervista a Stefano Alì

di Flavia Giuliano
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Musica
N.16 del 5.2.2014
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Nel gennaio 2013 avevamo ascoltato per la prima volta “La Rivoluzione nel Monolocale”, album d’esordio di Stefano Alì, cantautore catanese di nascita e siracusano di adozione. Il disco è stato prodotto da “La Vigna Dischi” – etichetta indipendente di Mazara del Vallo – e si è avvalso anche della produzione artistica di Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce. Io ho incontrato Stefano a Palermo, un paio di ore prima dell’inizio del suo concerto. Ho conosciuto un cantante sensibile e appassionato, così come un ragazzo molto disponibile e di grande sincerità. Alì non è il giovincello accecato dalla notorietà, pochi fronzoli nelle sue affermazioni, mette le cose così per come stanno, ma con sana umiltà. La rivoluzione che Alì racconta è quella che ha preso piede proprio nel suo monolocale a Belvedere, frazione di Siracusa. Nel suo disco, che si compone di dieci tracce (nove inedite e una cover di Paolo Conte), canta di aneddoti di vita reale, delle dinamiche di una coppia di trentenni e delle inquietudini dettate dalla società in cui ci ritroviamo a vivere. La necessità di liquidità, le incertezze, il precariato gli stanno con il fiato sul collo, e altrettanto  affliggono tutta la generazione degli anni ’80. Il tutto visto sempre e solo dalla sua prospettiva, arricchita dal tono basso e caldo della sua voce. A chi ne avesse l’occasione consiglio vivamente di non perdersi l’opportunità di ascoltare il live di Alì. Se il disco è già piacevole, guadagna molto di più con gli arrangiamenti strumentali dal vivo e la carica emotiva della voce.

Foto Alì Ph Antonino Zarbano1C’è chi vuole fare il poliziotto, chi invece l’astronauta. Tu hai sempre saputo di volere fare il cantante “da grande”?
No, sinceramente no. Il fatto di voler suonare sì lo sapevo, però cantare no. In realtà ho iniziato per caso nel ‘98-‘99, perché con la mia vecchia band (Froben n.d.r.) non riuscivamo a trovare un cantante. Per cui, per forza di cose, ho iniziato a canticchiare, a scrivere e man mano col tempo ho acquisito anche un pò di sicurezza. La fortuna poi è stata che un minimo intonato lo ero!

Tra le quattro mura di un appartamento solitamente ci si può trovare in preda a sensazioni piuttosto tranquille: rilassatezza, forse noia, in certi casi solitudine. Per te invece prende piede un tumulto, è “La Rivoluzione nel Monolocale”. Come è nato questo progetto?
Il progetto è nato nei primi mesi del 2011. Avevo preso un piccolo monolocale a Belvedere, una frazione di Siracusa, poco tempo prima e avevo maturato l’intenzione di cominciare a scrivere qualcosa, ma senza nessun particolare obiettivo finale, per l’amore di scrivere canzoni e farle ascoltare agli amici. Così chiuso a scrivere la sera in quel monolocale è iniziato tutto. Poi un pò per gioco cominciammo a registrarle e dall’idea di un EP siamo arrivati a dieci brani.

Cosa ti ha guidato maggiormente nelle scelte stilistiche?
Non c’è stato niente di particolare che mi ha guidato. Sono molto eterogeneo per quanto riguarda gli ascolti; da Cocciante agli Efterklang, passando per Tenco e arrivando anche ai cantautori attuali. Credo che si senta un pò anche nel disco. Non prediligo un genere predefinito e di solito tendo a diffidare un minimo da chi ascolta un solo tipo di musica. La voglia di scoprire è sempre tanta, no?

Siamo tutti chiamati a combattere la nostra piccola battaglia ogni giorno per restare a galla. Nel disco racconti della tua di rivoluzione. Cosa ha rappresentato per te?
Angosce, paure, gioie e tutto quello che poteva scaturire dentro il monolocale. Il disco parla di una coppia di trentenni, che poi va a confrontarsi con il lavoro precario, la convivenza, l’età che avanza. Ho trattato temi “banalissimi”, ma sempre dal mio punto di vista.

Nei tuoi testi infatti fai spesso riferimento in modo schietto alle sensazioni di precarietà, di mancanza di certezze che ti tormentano. Penso a “Per la gioia di Wodoo” o “Roulette” ad esempio. Ed ancora a “Cash”.
A proposito di questo pezzo, perfetto il tono (o)scuro, che si adatta perfettamente al tuo timbro vocale, e simpatico il videoclip. Ma allora anche i moderni Darth Vader alla fine sono costretti a scendere a compromessi per la vita di coppia, per la necessità di denaro, per una vana stabilità, avendo come unico sfogo il sabato? Quale appiglio rimane per il singolo?
Foto Alì Ph Antonino Zarbano2Io, con ironia e con molto ottimismo, appigli immediati o prossimi in questo momento non ne vedo (ride). Però il fatto di ricercarli, di sperare che un giorno ci siano, per quanto mi riguarda, è il motore che muove tutto.

Sicuramente tutte le inquietudini di cui siamo in balia hanno una causa, sociale, verosimilmente dettata dal periodo in cui viviamo. “Alla TV programmi demenziali ci disegnano la sorte del bel paese” canti in “Le nostre bocche incollate” ed ancora “E inquieto aspetto ormai l’aumento dello spread, l’affitto e la recessione” in “Continuare a vendere oro”. Eppure come lo immagini questo bel paese da qui alla fine del decennio?
Voglio gustarmela e vedere come va a finire. I tempi che viviamo mi fanno paura e mi affascinano allo stesso tempo.

Negli ultimi anni la Sicilia sta regalando nuovi talenti che hanno tanto da dire e lo fanno proprio bene. Come ti senti all’interno di questo panorama regionale?
Sono orgoglioso di tutti questi progetti: Lorenzo, Dimartino, Carnesi, Oratio. E sono fiero di appartenere alla stessa regione di questi ragazzi. Forse ancora non mi sento del tutto parte del gruppetto però, loro sono molto più conosciuti.

E’ passato un anno dall’uscita di “La Rivoluzione nel Monolocale”. Quali erano le tue speranze e aspettative allora?
Mi aspettavo di poter vivere di musica, ma mi aspettavo male (sorride). Ad ogni modo, credo che la cosa fondamentale sia divertirsi ed è quello che sto cercando di fare. Solo così puoi essere costantemente stimolato.

Ti reputi soddisfatto del risultato oggi?
Assolutamente sì.

Foto Alì Ph Antonino Zarbano3Cosa è cambiato per te come cantautore?
Dal punto di vista testuale vedo dei miglioramenti. E poi con i live ho migliorato qualcosa anche dal punto di vista dell’intonazione. Del resto più si suona e si canta, più si migliora, è inevitabile.

E come persona?
Sono sempre io, è cambiato poco. Semplicemente un cambiamento personale proiettato verso quello che faccio. Se la mia vita ruotava già prima attorno alla musica, ora lo fa di più. La disoccupazione crea artisti e io già da sette o otto mesi sono disoccupato, per cui mi butto ancor più anima e corpo dentro la musica.

Hai già dato un’anticipazione con “A me il mare piace quando è sera”. Pensando al futuro della tua musica quindi, cosa dobbiamo aspettarci?
Sto scrivendo attualmente. Speriamo di trovare di nuovo i fondi e di farlo questo nuovo disco. Non è del tutto semplice ad oggi, le spese da affrontare sono tante.

Immagine di copertina di Corrado Lorenzo Vasquez.
Immagini interne all'articolo di Antonino Zarbano
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