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Io stessa. Il rogo ergete.

(F. Romani)

 

Sinfonia d’esordio. Rombo nel caldo, squillo nella penombra. Atmosfera eccitata. Will Hauburg, alla bacchetta, con marsina inzuppata sin dai primi istanti, avvia la Norma (produzione dell’Opera di Stoccarda), successo personale innanzitutto suo e dell’orchestra.

 

S’alza veloce il sipario. Il diaframma fra pubblico e scena già sfondato dalle note del preludio. Chiesa spoglia. Transetto chiuso da cancello. Stanza obliqua. Panche lignee. Odore di povertà. S’avanza il coro da una porta in fondo alla scena. Umanità varia. Niente abiti di Galli in rivolta, siamo durante la seconda guerra mondiale. Siamo fra strani partigiani. I costumi ben s’attagliano alla collocazione nel tempo drammatico. Eco di foto di avi presenti in ogni famiglia. Niente proconsoli, toghe e dacie. Lunghi cappotti in pelle per gli invasori, SS.

 

Partigiani con fucili, grembiuli bianchi, fra confraternita e massoneria, bende il capo cingenti. L’ara d’Irminsul una barella d’ospedale recante un cadavere coperto da un plaid smorto. L’erba sacra sparsa sopra, stridente.

 

Casta diva, l’invocazione dà il consueto brivido. Dolcissima. Sacerdotessa non casta, Norma. Umana dalla passione febbrile, dalla fragilità evidente. Veggente per il popolo, iniziata ai misteri più escatologici, orba verso se stessa, verso la sua vita. Il mondo crolla al tradimento appalesato. Il serrato confronto con Adalgisa è un ricamo di una personalità confusa. Giudizio, ira, rispecchiamento, gioia danzano con naturalezza fra le battute fino all’anagnorisi: Pollione amato e traditore. Tutto crolla.

 

Infanticidio paventato, la razionalità continua a lampeggiare. La palla colorata continua ad apparire in scena. È il momento dell’ira, dell’ebbrezza punitiva, del sangue dello sterminio. È il momento dell’eroismo, della dignità, del sacrificio.

 

Da sola al rogo. Scelta apprezzabile di regia questa. Norma ha compiuto la sua storia. La regia appunto, un elemento problematico. Bordate di fischi per una rappresentazione così lontana dal canone. Fischi ai quali non sentiamo di doverci associare nel complesso, sebbene alcuni passaggî siano stati ampiamente criticabili perché dotati di poco senso scenico. Fra tutti, emblematico il duetto fra le due amanti rivali Mira, o Norma, a’ tuoi ginocchi questi cari tuoi pargoletti! Ah! Pietade di lor ti tocchi, se non hai di te pietà! che non ha previsto la presenza in scena di alcun bambino.

 

Dell’ottima prova di direttore ed orchestra si è detto. Merito al coro, puntuale e preciso. Norma, Csilla Boross, al debutto nel titolo, ha esitato nella conclusione delle arie, dando comunque dignità al ruolo. Ottima Adalgisa, Annalisa Stroppa. all’altezza anche i protagonisti maschili Pollione ed Oroverso , Machado e Spotti.

Foto: Norma, Teatro Massimo di Palermo

 

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