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Ubaldo Bartolini

di Marco Deserto
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Arte
N.34 del 18.7.2014
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Ubaldo Bartolini nasce a Montappone nel 1944.
Poche settimane fa ho avuto una lunga discussione con lui all’interno di una galleria (Per Mari e Monti, Civitanova Marche).
Mi stroncava, con la sua logica ferrea da maceratese, nel dire che alla base di tutto non vi era nient’altro che l’essere vanitosi.
Il Logòs, per Bartolini, non è che Vanità.
La vanità di Dio nel volersi duplicare, intuendo come la realtà potesse effettivamente esistere solo se comprovata da più esseri, “io sono tutti voi”, e viceversa, ritornano ad essere frasi significanti oltre che luoghi comuni.
La realtà è negli occhi di chi osserva, vi è finalmente una moltiplicazione di mondi così infinita e varia (poiché ogni essere è un mondo), da poter supportar una struttura tanto grande come la nostra realtà.741badf8e25ff3b4c6d1bb05de34c085_orig
Il mondo reale è quindi una follia logicizzata di Dio, che non ha un controllo peculiare sul reale, altrimenti tutto tornerebbe Uno, Dio generalizza a livelli che noi non possiamo neanche immaginare.
Gli atti di violenza, gli scempi e gli olocausti, sono la prova che Dio non è sempre presente, per creare la realtà ha dovuto imbrigliare una sua psicosi (“creare l’uomo a sua immagine e somiglianza” non è che un eufemismo da appioppare ad uno sdoppiamento della personalità, il problema è che si sdoppia la mente di un Dio vanitoso, talmente vasta e complessa che si sdoppia anche l’autocoscienza, quindi anche il doppione (Adamo?) subisce uno sdoppiamento della realtà -la Donna-, e così via, incrementando esponenzialmente la realtà (tutti noi andiamo esattamente alla velocità di un’esplosione, non dimentichiamo neanche questo, circoscriviamo numeri che equivalgono agli esseri viventi passati presenti e futuri del pianeta Terra).ubaldo_bartolini_pennello_dipinto_detail

La vanità, nel voler essere artisti.

E NON APRIAMO QUA IL DISCORSO HUBRYS, ZEUS CI STA GIà FULMINANDO DA UN PO’, LA PRESENZA odora d’aglio come non mai.

Bartolini stava solo chiedendo agi artisti in mostra del perché delle loro azioni. Ovviamente creando imbarazzo e scompiglio, poiché coloro che tentano di fare gli artisti Contemporanei oggi, vengono fottuti all’istante dalla loro stessa volontà, derivata da valori e abitudini molto distanti dall’essere un Artista.
L’Arte è continua ricerca, indaga senza alcun filtro il tempo odierno, pesca immagini, l’Artista bravo autorizza solo quelle giuste; il voler sorprendersi e sorprendere, il problema del tempo di oggi è che non c’è più profondità, si naviga galleggiando in superficie, come una nave in mezzo al mare si bagna solamente le guance-chiglia, la percezone appena sfiora la realtà, naviga. Abbiamo deciso di navigare, non di apprendere, fermarsi, fare un tuffo, …e scendere in profondità, nel blu. Abbiamo accettato felici la nostra piccolezza, -siamo diventati pirati assieme a jonnydepp- e con la matematica l’abbiamo moltiplicata e fatta ridiventare vasta, la divisione infinitesimale di Leibniz ci fece scoprire i mari-di-sotto, e fu tutta un’altra storia.

Le foto presenti non sono affatto fedeli agli originali delle opere di Bartolini, non restituiscono infatti la tridimensionalità del gesto, la qualità della visione in miniatura che un uomo deve avere per riprodurre marine e paesaggi su una superficie di pochi centimetri.
Bartolini è un pittore di montagna, isolatissimo, egli dipinge sui pennelli.
Concettualmente, da buon filosofo quale è, dipingendo in punta di pennello su delle setole di pennello indurite.. egli entra, e forse modifica così: se il quadro si fa con il pennello, il contenitore iniziale del quadro è il pennello, tramite il quale è trasferibile su altra superficie.
Dal vivo comunque i pennelli di Ubaldo Bartolini sono eccezionali, prova di un’abile minuzia tecnica, polso fermo, occhio teso.copertina barto
Fedele solo al ciclismo, Bartolini dipinge anche su telai di dimensioni maggiori
Di più dirvi non so..
Posso inventare dove il Bartolini viva.

Tutto era l’albero e l’albero pure. L’albero Puro.
Sotto uno dei bracci centrali dell’albero la casa fu accolta da una sorta di coperta d’erba. Un piumone morbido e asciutto. Difficile a trovarsi in quelle aspre zone. La casa-orto-oasi, abituata al clima di mare di un isola stretta, lì, si costruì la tana. Posizionò al centro della struttura due scoiattoli volanti, che presto a loro volta adibirono per se stessi un rifugio tutto intarsiato nel legno di una radice volante del grande albero. Non a caso questa radice era al centro di tutte queste multi-strutture. La casa oasi a poco poco cercò di inserirsi al meglio. In parole povere col tempo dimenticò di essere una casa.
Difatti a tutt’oggi all’incrocio delle quattro strade a Dinnammare, sotto il grande albero centrale, vi è un donnone che vende pane condito d’un’antica ricetta le cui leggendarie origini son finite persino in tv.. Panino buonissimo, da gustare con leggenda spalmata sull’aglio.
L’aglio è un gesto antico. In america non più. Lì anche l’aglio è stato fatto esplodere di ormoni e ricombinazioni genetiche. Ora posseide bicipiti e tricipiti formati. In America comprare l’aglio vuole dire anche assumersi la responsabilità civile di pagargli il mese di fitto in palestra.
L’aglio americano deve mantenersi in forma altrimenti diventa obeso. Al gusto il nostro palato non nota nulla, ma si ledono i diritti civili di un essere senziente come L’American Garlic che da obeso soffre.
Discriminato e allontanato dai simili, ancora freschi e quindi ancora naturalmente muscolosi. Fritti per la pasta però non sanno di nulla. Crudi per la pasta o per la bruschetta non sanno di nulla, però. L’aglio americano è un esteta vuoto e privo di gusto. Con quelle canotte fosforescenti da palestrati incalliti. Fate puzza di palestra, American garlics!
Io parlo dell’aglio dei paesini europei, dove in piccoli centri rurali ancora è mantenuto un minimo di stile di gusto e di rispetto verso i frutti della terra.
Lì l’aglio è un gesto antico. Piccolo rachitico e ben coperto. Appeso per anni fuori le finestre vicino ai vasi vuoti. O a fianco al cestino multifunzione dove si mollano tutte le mollette. Quando si denuda uno di quegli spicchi, subito l’odore attanaglia la lingua. Facendola sanguinare di calda saliva goduriosa.
Piccolo corpo bianco nascosto in vesti da nababbo indiano. Una volta nudo è liscio. Da leccare. Odoroso. Il dente vi affonda facile, la scoccapio ubaldo bartolini è luminosa e lussureggiante.
Silenziosamente i bambini guardano le nonne malvestite raccogliere questi frutti metropolitani fuori dalle finestre o nei cunicoli dei balconi. Portare l’elemento sul tavolo della cucina, dentro, al coperto; giù, in caverna: Prendere un armacoltello e tagliargli il callo, identico al piede delle lumache. L’aglio ora è immobile, privato della parte che dona movimento. I ragazzini dall’ingresso della cucina osservano in dannato silenzio, perchè se la nonna li becca son cazzi loro! Assistere a queste cose.. Ai bambini piace il trucido e la perversione.
L’aglio è un microcosmo.
Ubaldo Bartolini, in mostra dal 5 luglio a civitanova Marche, Galleria PerMarieMonti insieme a Carlo Maria Mariani e Stefano Di Stasio.
Neanche troppo silenzioso, la notte scricchiola, per questo si tiene fuori.

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