Sul Dongiovanni

Il catalogo è questo

di Giovanni Messina
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Musica
N.29 del 21.5.2014
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Zitto: mi pare sentir odor di femmina…
( L. Da Ponte)

Nudo ed ignaro al centro della scena. Maschera. Eidolon. Concerto d’esordio e coreografia muta. Muscoli in tensione. Corte ad emiciclo. Luce azzurrata. Vestali, pudiche, in solitaria processione convergente.Pudicizia e lussuria competono. È un istante. Il corpo e la carne vincono, le vestali vengon ghermite, possedute. Figura solonica e vestita. Confronto di schiena. La musica scema. l’uomo è nudo,ora lo sa. Striscia a terra il verme, l’uomo.

Così è introdotto, in prima rappresentazione al Massimo di Palermo, il Don Giovanni di Mozart sotto la regia di Lorenzo Amato. Produzione pregevole tanto per le scelte di regia, quanto per la resa scenografica, esaltata da un sistema di rotazione capace di creare spazî concavi e convessi, quanto, soprattutto, per la qualità canora e performativa degli artisti. In particolare Alvarez ( Don Giovanni) e Vinco ( Leporello) si son trovati a proprio perfetto agio, così come la Ignacio (donna Anna) e la Kovaļevska (donna Elvira).

Il don Giovanni palermitano si basa sulla prima edizione dell’opera con libretto di Da Ponte, senza il finale corrosivo e dal tono moralisticheggiante e con un’apertura a scenarî individualistici ove si rintracciano orme di titani.

Sesso ed ubris, vitalità estetizzante ed affermazione dl sé, delirio di onnipotenza ed egoistica tracotanza, ecco Don Giovanni, il Libertino, il godereccio, il prometeico gaudente. Poi il pavido, il servo, l’opportunista, il moraleggiante, il buono, Leporello. L’altero e terribile, il Commendatore, il Convitato di Pietra, l’ultimo Confessore. Il geloso popolano, verace ma furbo, Masetto, l’innamorato della bella, Don Ottavio. Ecco le maschere che i signori uomini hanno a disposizione per recitare il ruolo che più gli si confà, ecco i frammenti di specchio ove riflettere, ciascuno l’immagine che vuole.

A don Giovanni servono le donne. Tradite, fiere, pietose, odiose, civette, puttane, ferite, oltraggiate, vendicative. Amori ed odî, isterie uterine, disponibilità a cedere alle lusinghe, drammi intimi legati alla perdita della più intima delle dignità. Donna Anna, quasi stuprata e orbata del padre, Zerlina, sempliciotta che prima cede alle lusinghe delle favole e poi, ritrosa scappa via; donna Elvira, splendidamente rappresentata come gravida nella versione palermitana, che si libbra, spesso anche comicamente, fra odio e pietà.

Ci piace però, a proposito di rese, sottolineare la versione più leggera che è stata data di Donna Anna a La  Scala nel 2011 (Anna Netrebko), quando la scena del tentato stupro in realtà vede la buona donna inequivocabilmente a cavalcioni sul buon Don Giovanni e quindi sapientemente ipocrita nel suo raccontare il fattaccio al promesso casto sposo.

Il don Giovanni, diretto ottimamente dal Maestro Ranzani, vola via veloce attraverso la maniera mozartiana ben resa da un’orchestra con forte piano a ranghi ridotti. Un vortice fino allo iato, al Convitato, al no di Don Giovanni, alla stretta di mano fatale, al titanismo romantico accennato. Si muore soli, fra i cadaveri trascinati e discinti. Niente più vestali.

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