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…o che solenne come un monumento
tu guardi i campi liberi e fecondi,
o che al giogo inchinandoti contento
l’agil opra de l’uom grave secondi
G. Carducci, il Bove

Il Toro vien preso spesso per noioso. Concreto ma materialista, accogliente ma riservato, lavoratore ma ottuso. In realtà son tutti luoghi comuni. Il Toro è segno di Venere, non è dunque estraneo alla bellezza né alla grazia. Eppure è molto difficile scrivere diffusamente di questo segno che trasforma l’essenzialità dell’Ariete in una semplicità forse un po’ spoglia. È un segno bucolico e agricolo, vocato alla costruzione, alla stabilizzazione ed è quindi più interessante nei suoi momenti di crisi e di inquietudine che au naturelle.
Importante è quindi stuzzicare sempre il toro, di non farlo mai sentire troppo a suo agio, di fargli vedere rosso spesso e volentieri.
Come tutti i segni di terra è un segno passivo, se viene lasciato all’inerzia rischia di fermarsi, ma proprio perché passivo è digestivo e riesce a trasformare il seme altrui in qualcosa di personale.

Secondavera

CowHACol Toro la Primavera inizia a perdere i suoi caratteri guerreschi marzolini. Aprile e maggio sono tutto un fiorire e una mollezza, un tepore e una gioia. Finiti i combattimenti d’amore le mamme iniziano la gestazione.

Portnograficamente parlantdo, il simbolo dell’ariete ♈ rappresenta non solo la testa delll’ariete ma anche un ambiguo simbolo sia del fallo coi testicoli sia dell’utero femminile. Il simbolo del toro ♉ rappresenta non solo il capo dell’animale, né solo la forza lunare femminile che sovrasta quella solare maschile, ma anche il monte di venere e sotto la fodera riempita dal fallo. Il principio maschile e femminile sono dunque ancora uniti ma distinti, ed il segno dà importanza soprattutto al fronte femminile. Perché il Toro è il segno di terra per eccellenza, il grembo fertile della Natura, della Grane Madre che accoglie e nutre.
Nutrimento è la parola d’ordine del Toro.
Questo segno vive in orizzontale, le sue ambizioni sono di allargamento e non di innalzamento. Non ha aneliti mistici o trasporti ideali particolari. La sua missione è avere spazio vitale, la sua emancipazione sta dentro i propri confini, è un segno di strategia (crea spazio) non di tattica (togliere spazio ad altri). Ricerca di solidità dunque, segno di agricoltura paziente e laboriosa, pronto a ricominciare da capo se va male un’annata.

 

Il muggito

Una voce fondata su niente
finisce sempre per scomparire.
Budda

Secondo alcune tradizioni Osiride venne smembrato in dodici pezzi da suo fratello Set. In certi panorami ermetici, Iside ricomponendolo aveva consacrato ogni pezzo ad un segno zodiacale. Su questa base venne fondata la melothesia, un’arte diciamo medica in cui si studiava la relazione tra il macrocosmo ed il microcosmo corporale umano, ancora oggi uno dei divertimenti più zozzerelli dei praticanti di scienze ermetiche.
La prima delle quattro triadi era composta da Ariete (Testa), Toro (Gola) e Gemelli (Braccia) ovvero pensiero, parola e azione.
La relazione tra il Toro ed il suono non è affatto forzata, affonda la sua giustificazione indietro nel tempo fino alle glorie vediche. La parola sanscrita GE sta infatti per terra, toro e suono.

Eppure il toro non passa certo per essere un chiacchierone. La voce è vista come qualcosa di aereo, ma come giustamente diceva Leonardo da Vinci per dimostrare l’inesistenza dei fantasmi: un suono ha bisogno di qualcosa di materiale per essere emesso. Il Toro è segno di materia piena, la prima cosa che può vibrare.
L’Ariete è la prima forza e il Toro è il primo ricettore di questa forza, il suo muggito quindi è una sillaba immortale e intrepida, come si dice nelle Upanisad.

Il Toro è dunque il custode della Voce che porta all’esterno il Verbo-Nerbo infuocato dell’Ariete, un custode di tale tesoro deve essere dunque solida.

Pascoli contorti

Chi le ha fatte a pezzi le tue membra? Un Sini, un Procuste,
quelle belve, o il Toro cretese, quel mostro, con la sua testa cornuta?
È stato lui a dilaniarti mentre il labirinto si riempiva del suo muggito bestiale?
Seneca, Fedra

Il Minotauro era un bambino. Un bambino che aveva ricevuto un nome proprio: Asterione, lo stellato.800px-Blake_Dante_Hell_XII
Lungi da me tirare in ballo ora le fiacchezze di Durrenmatt con la sua logopedia postmodernista, la sua fisiatria del grottesco e la sua psicometria drammaturgica da veterinario steineriano…il labirinto di Asterione non aveva specchi, era un gorgo in muratura.
Ma il Toro non è il Labirinto. Il Toro, come abbiamo detto, è gola ed è grembo. È l’ingresso del labirinto, l’uscita è il segno a lui opposto nella gradazione zodiacale: lo Scorpione, che invece sta agli apparati urogenitali e all’ano. Tra il Toro (che è nutrimento della vita) e lo Scorpione (che è portatore di morte) c’è tutto il dedalo di viscere in cui alberga il Minotauro, il violento e disperato Minotauro, il lato oscuro del Toro, la bestia che non vedrà mai la luce del sole perché è seppellito dentro, frustrato fra le latebre intestinali.
Non c’è solo l’istinto del nutrimento e di accoglienza, in lui alberga anche l’impulso opposto di territorialità e distruzione. Il Minotauro servirebbe solo per fare a pezzi il nutrimento e digerirlo, per integrare al meglio ma a volte può invece rivelarsi come un metabolismo spietato e inaridente.

Ma ecco amore

 Come un bue va al macello
Proverbi

C’è spazio per  l’amore nel cuore di un costruttore di piramidi? Sì, ma deve far parte dei piani.
Il Toro opera per protocolli, per funzioni e routine. I più sofisticati possono anche attrezzarsi contro gli imprevisti che riescono a immaginare, o girare con un paracadute, ma non sono fatti per l’improvvisazione.
Il colpo di fulmine rischia di mandarlo in tilt, di innescare una procedura di asservimento. Non è difficile trovare in questo triste mondo gente pronta ad approfittare della devozione di un Toro, un segno capace di fare dell’altro la propria missione. Potrebbe suonare male ma l’Amore effettivamente può benissimo essere gestito come un programma, non è sempre così squadernante come si dice. Anzi a volte può anche essere ordinatore e diventare, anche per i tori più sempliciotti, quella che un mio maestro chiamava l’iterazione x di un algoritmo autoespandente.

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