Zigghy Rotella

Mimmo Stardust

di Marco Deserto
Commenti
Arte
N.31 del 12.6.2014
Share to Facebook Share to Twitter More...

Mimmo stardust

..leggevo da qualche parte che ormai tutto è .jpg, riconducibile a files visivi. 161e0ec1-98c9-4329-96fc-d62b027af2a0_273

Un media antico come la pittura, oggi è un’arte digitale. I pittori sognano tramite Youtube, e Marina Abramovich s’ingravida guardando Youporn.

Siamo ancora in grado di ricordare? O la memoria, da sempre, è una qualità che l’uomo va perdendo lungo strade strette un millennio?

Platone narra del disprezzo di Socrate per la produzione scritta. Mettendo per iscritto si sarebbe persa l’antica tecnica mnemonica del canto, il suono come chiave di porte che accudiscono lo scibile universale.

Cantami o Musa, la tua enciclopedia..

Con uno scanner a tamburo una volta passammo in digitale una serigrafia di piccole dimensioni di Mimmo Rotella.

Passato il file nel programma giusto, il computer ha tradotto il numero degli strappi, la loro composizione, le loro esatte dimensioni, il livello di stratificazone della carta, e così via in lettere dell’alfabeto.

Sembrerà incredibile, ma ne uscì un testo che qui in parte riporto (..è tipo la storia dei dischi rock ascoltati al contrario):

 

Nella testa di Zigghy pioveva forte. le gocce dicevano:1057-b

“..il sentirsi unico è così spregevole..blabl..all’ultimo piano sul pianerottolo senza porte ho trovato una clementina senza semi, accesa. Le eco aspre si son tuffate sulle superfici arquate dei mari-di-sopra, più su tutta un’altra storia..”

Il cuore fragile.. che anima nobile.. gli orizzonti  di quello che ti fa: -non ci sono più le mezze stagioni..-

La pelle come quando è sotto il sole d’inverno, non te ne accorgi e ti bruci le labbra.

“Un bacio.. la sabbia e i fuochi.. pesano uguale?”

Il silenzio non era pulito come Zigghy si aspettava a quell’ora. I pali grigi dritti elettrici.

“in che zona sono?”, convinto di andare verso casa, si era allontanato dalla sua zona.

Era in spiaggia, già scalzo, gli alluci che affondavano nella sabbia tipo ombrelloni.

“La vita starnazza? La vita è una stranezza.. -Saprai mai di fine?- mi ha chiesto quella troia..e io che dovevo pensare? Come facevo a sapere che lei intendendeva l’opposto di greve? Io so’ sbroccato..”

Zigghy aveva accelerato il passo infastidito dalla brezza e i gabbiani, ora di nuovo pozzanghere e skyline traslucido, nel cuore una rissa turca all’arma bianca.

“forse devo chiedere a qualcuno..”

Sguardi all’ombra di un monociglio buio, dita e baffi neri e folti.

Un ponte ottomano teso tra le coronarie, sospeso su uno stretto epidermico, un taglio profondo, una gola rocciosa, un fiume marino.

La testa intrecciata di fiori sudoripari, Zigghy avvicinò una tizia chiedendogli per Regent street.

Lei gli allungò una bomboletta, vernice spray viola, disse:

“Impara ad amare questa merda”

Le fascette del reggipetto larghe, tanto tutto stava su da solo, l’aspetto delle cose come fatto di pelliccia. Un tappeto di montone misto agnello.

Zigghy si allontanò in fretta, forse troppo, incuriosì dei tipetti buttati sui motorini parcheggiati, ragazzini scheletrici schizzati. In un soffio attorniarono Zigghy, tutti con le mani in tasca ma le nocche ben in mostra. Stoffa tesa.

“Hai del coraggio/da accendere?”, gli fa uno,

“Coraggio?! Asp.. eetta..”

le mani che frugano frementi in tutti i vestiti, i piedi, le gambe come mosse da geysers invisibili che sgorgavano dall’asfalto risalendo la corrente sanguigna.

Un dente saltato e via, Zigghy si era liberato facile della compagnia.

Aveva, con difficoltà, raggiunto una zona più frequentata, ma sempre sconosciuta. I passi, la gente che Pessoa..

Facciate piene di loghi mai stanchi, ogni angolo una tappezzeria costosa.

“Le cose si mostrano non si possiedono.”

Gli fa uno sbucando da una scala mobile in arrampicata dai tunnel metropolitani.

“..i simboli bisogna imparare a ignorarli tutti. NON LEGGERE. La lettera va misconosciuta. Un quadro non deve mai diventare un’icona.. l’immagine rappresentata deve risultare inaspettata..le case di Barcellona Pozzo di Gotto decuplicate..”

“scusa sai mica com’è per Regent street”rotella-mimmo-1918-2006-italy-boite-shell-petit-monument-a-r-1578260

“Mai sentita nominare qui a Twikenham..”

“?!S.scusa.. ma!? Non siamo a Mazara del Vallo?”

Sguardi sbigottiti si rincorrono tra le magliette sozze di gelato blu.

“Il gelo in provetta in prevendita all’ingresso..arrivederci”

Zigghy aveva intravisto una stazione dei treni e si era messo a correre, in testa e nelle ginocchia parole e lettere sbattevano tra loro a casaccio:

“Sono curioso ma non lo darò mai a vedere. Sono peloso ma non se ne accorge nessuno. Sono in parte una parte di scusa. A casa c’ho uno slittino lastrato di ghiaccio che sfreccia come un copertone termico bianco. ”

 

Mimmo Rotella (1918-2006) a passeggio per strada, i cartelloni pubblicitari stratificati uno sull’altro, penzolanti da muri di palazzi alti.

Colori a brandelli, carta e colla di coniglio rinsecchita, erbaccia elettorale.. Mimmo si sente accarezzare le spalle da questi molteplici fruscii, le macchine a centro via sfrecciano muovendo l’aria, gli strappi dei poster respirano, lo smog è vitale a qualcuno, qualcosa, altrimenti non verrebbe prodotto.

Non esiste scarto.

Chiedevano sempre a Mimmo Rotella: “Maestro, quant’è profonda la sua creatività?”.

Nel momento in cui rispondeva gli apparivano sul viso dei baffi da poeta inenarrabili: “Il mare è profondo, non io”.

comments powered by Disqus