Ziggy che scuote la tazza

Fate il crowdfunding, per favore

di Claudio Cataldi
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Musica
N.8 del 11.12.2013
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Ricordo un giorno, guardavo il telegiornale e c’era qualcosa che mi sfuggiva. Si parlava di un clochard. E io mi chiedevo: ma che cazzo è un clochard? Poi, man mano che il servizio andava avanti, compresi che era un termine esotico e politically correct per indicare un senzatetto.

La stessa sensazione qualche tempo fa. Leggevo su internet, in ogni dove, questa parola: crowdfunding. E anche lì: ma che cazzo è? E poi compresi che era un modo elegante e accattivante di definire una colletta.

1 - Crowdfunding Ph Rocio LaraApplicata alla musica, la faccenda funziona così: dato che se vuoi fare un disco mantenendoti su degli standard cosiddetti professionali devi spendere un po’ di soldi, e difficilmente troverai una label disposta a fare questa opera di mecenatismo per poi vendere 100 copie, ecco che parte una raccolta di fondi. Il che si può anche applicare per il finanziamento di un video, di un tour, eccetera. Il principio è lo stesso della colletta per comprare il regalo di compleanno o di laurea all’amico del cuore: gli amici e conoscenti raccolgono i soldi, un tot a testa, comprano un bel dono, e in cambio il festeggiato offre qualche bottiglia di vino. In questo caso è il festeggiato stesso che lancia la colletta per il suo regalo, in cambio non di alcolici ma di ricchi premi, suddivisi sulla base di quanto gli amici (qui detti fan) decidono di sborsare. Il maggior punto di contatto tra le due cose sta esattamente nel ruolo degli amici: più ne hai disposti a cacciare soldi, più è probabile che la colletta vada a buon fine. Il maggior punto di distanza è che nelle collette tra amici non c’è una piattaforma web che si prende una percentuale una volta raggiunto il tetto prefissato. Magari potrei inventarla io.

2 - Obama, Ph Wd WilsonA proposito di gente con un nutrito giro di amicizie, i fautori del crowdfunding sono soliti portare l’esempio di Barack Obama che con tale mezzo finanziò in parte la sua campagna presidenziale. Ovviamente candidarsi alla presidenza della prima potenza mondiale e realizzare uno dei diecimila album che escono ogni mese non viaggia esattamente sullo stesso binario, ma lasciamo stare.

Il fenomeno ha dato vita ad un acceso dibattito. C’è chi tira in ballo la partecipazione dal basso via web che tante soddisfazioni ci ha regalato negli ultimi anni, il rapporto musicista-ascoltatore, l’indipendenza della produzione, e c’è invece chi la definisce, senza troppi giri di parole, una forma di elemosina (pensate che gente cattiva).

4 - Amanda Palmer, Ph Mark van der WerffOra, è chiaramente improbabile che qualche celebrità si affidi a questo mezzo per finanziarsi, anche se non impossibile. Viene sovente citato l’esempio di Amanda Palmer che, personalmente, non so chi sia. Tuttavia, anche se la vita mi ha abituato alle sorprese, non ce lo vedo, per dire, Paul McCartney che lancia una raccolta fondi per il suo nuovo disco. Il Macca è entrato nel Guinness dei Primati per tanti motivi, ma non credo che voglia entrarci anche come Uomo Più Taccagno di Tutti i Tempi. Per cui mettiamo il caso di un gruppo indieintellettualoide italiano mediamente sconosciuto, cui daremo un nome credibile, tipo Le Tube di Falloppio di Susanna, di cui io sono un fan. LTDFDS lanciano una colletta per il loro nuovo disco, e io decido di aprire i cordoni della borsa. Cosa ne ottengo in cambio, oltre a veder realizzato il sogno dei miei beniamini? A parte il CD, ovviamente (ci mancherebbe altro).

Se metto una quota bassa, il mio nome sarà nei ringraziamenti. Così un giorno potrò dire a mio figlio: guarda, il mio nome è nel libretto del CD de Le Tube Di Falloppio Di Susanna. E lui mi chiederà: che cosa hai fatto per loro? E io gli risponderò: gli ho dato cinque euro. Ammetterete che non ne esco bene io, e non ne esce bene la band.

Con una quota leggermente più alta, posso accaparrarmi il nome nei ringraziamenti più CD con autografo della band. Il discorso non cambia di molto. Se devo pagare per un autografo, tanto vale fare un assegno. Così loro hanno anche il mio, di autografo.

Con una somma maggiore, potrei addirittura beccarmi un concerto esclusivo o un accesso nel backstage. Quindi godermi i miei beniamini a casa, invece di dovermeli contendere con altre otto-dieci persone, oppure avere l’onore di parlargli dopo il concerto (che meraviglia, pagare per parlare con qualcuno che non è neanche il mio psicologo).

3 - Artista Ph Mario CaponeC’è anche l’ipotesi della “telefonata di ringraziamento” da parte dell’artista/degli artisti, sulla quale sarebbe troppo facile fare dell’ironia, quindi passo ad altro.

Con una somma ancora più alta, potrei addirittura uscire a cena con loro. E qui si pone un problema. A fine cena pago io, pagano loro, o facciamo alla romana? Perché se devo pagare io, allora tanto vale rovesciare il tavolo, andandomene incazzato nero. Se pagano loro o facciamo alla romana, mi viene da chiedere: ma invece di offrirmi la cena o pagarne metà perché non metti i soldi per pagarti da solo un po’ del tuo disco di merda?

Sinceramente, a me l’idea crea un certo disagio. Innanzitutto, per il concetto stesso di chiedere soldi ad amici, conoscenti, parenti e “fan”. Secondo, per il principio che più gente conosci, più hai la possibilità di raggiungere l’obiettivo (quindi, facendo un esempio per assurdo, se sei la reincarnazione di Mahler ma anche un completo asociale, ti attacchi al tram; se invece fai musica di merda ma alla moda e ti vesti figo e hai un sacco di amici, allora puoi farcela). Terzo, perché ho avuto la fortuna di nascere in un periodo in cui autografi, ringraziamenti e chiacchiere nel backstage facevano parte dell’essenza umana di chi stava sul palco, e non arrivavo a pensare che un giorno qualcuno avrebbe pagato per questo. Ovviamente se uno non ha soldi non li ha, e basta. Ma a parte il fatto che non sta scritto da nessuna parte che si debbano necessariamente continuare a sfornare dischi a ritmi forsennati, per quanto mi riguarda più hai una discreta possibilità economica, più proporre una cosa del genere dovrebbe farti un tantino arrossire.

Inoltre, io ho sempre la sensazione che chi trova delle giustificazioni di tipo indie-chic della serie “abbattiamo gli steccati tra musicista e fruitore” riguardo questo tipo di operazioni darebbe poi volentieri l’anima e un braccio per un contratto all’antica con qualche malvagia major che ti paga disco, tour, promozione, video, pelliccia bianca, orchidee in camerino e catena d’oro per il collo. Con buona pace del crowdfunding, del coachsurfing eccetera.

Ovviamente tu, musicista, sei libero di fare quello che vuoi per arrivare all’ambito traguardo del disco. Ma non stai facendo una cosa molto diversa da chi per strada ti chiede un contributo per costruire il Rifugio per i Koala Miopi. Chi chiede i soldi per il rifugio non si offende di certo se gli fai notare che sta facendo una colletta. Quindi non offenderti neanche tu, e la prossima volta dona cinque euro per i poveri koala miopi.

5 - Trent Reznor Ph Rob SheridanVoglio concludere con il pensiero del sempre ottimo Trent Reznor, che di recente si è espresso su Spin al riguardo. Il succo del discorso è che il buon Trent non riesce proprio ad immaginarsi Ziggy Stardust che scuote la tazza chiedendo la carità. E conclude dicendo: “il mio lavoro costa i dieci dollari del CD, né più né meno, e chi non è d’accordo può anche andare a fare in culo”. A proposito di Trent, devo andare a comprare il nuovo dei Nine Inch Nails.

 

Immagine di copertina di Rino Lionetto
Immagini interne all'articolo:
Crowdfunding di Rocio Lara
Obama di Wd Wilson
Amanda Palmer di Mark van der Werff
Artista di Mario Capone
Trent Reznor di Rob Sheridan
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