Bicchierini di plastica

Napoletanità

di Lo Sgargabonzi 12 dicembre 2013Commenti

Dopo una vita persa davanti alla televisione, fra quiz a premi e talk show, c’è un momento che è diventato per me familiare e irrinunciabile. Avviene quando il presentatore annuncia l’ospite o il concorrente, e fra le generalità di quest’ultimo c’è il fatto che viene da Napoli. E’ allora che Gerry Scotti o chi per lui, pur potendo andar avanti in scioltezza con la scaletta, si prende un minuto, sorride, da una pacca sulla spalla al personaggio e ci fa sapere sempre la stessa cosa: quanto ama Napoli. “I Napoletani sono persone incredibili”. “Mi scusino le altre città, ma io ho un debole per Napoli”. “Un applauso a Napoli e ai napoletani!” Iomydomandeddeeco: perchè questa cosa funziona solo per Napoli? Non c’è un solo presentatore – nemmeno Daniele Piombi! – che per una volta fermi la trasmissione per gridare al mondo che “gli Astigiani sono straordinari!”. O quelli di Isernia, Gorizia, Bressanone. O che almeno ci risparmi il pistolotto sull’amore per Napoli. C’è da chiedersi perchè questi presentatori facciano ciò. Il motivo appare chiaro: hanno paura. Paura di essere uccisi dai napoletani o che questi se la prendano coi loro cari, tipo violentando i loro edicolanti o facendo dei clisteri di cemento ai loro pargoli. Sì, perchè le persone del meridione hanno purtroppo questo piccolo difetto: uccidono. D’altronde nessuno è perfetto. Io stesso, per esempio, tengo la camera disordinata e sono calvo. Quando si parla di personaggi come Sofia Loren, la De Sio o Tina Pica si sottolinea sempre, a mo’ di massimo pregio, come questi abbiano portato avanti con fierezza la “napoletanità”. Anche lì: perchè non esiste l’astigianità o la brescianità? Ma soprattutto, cos’è questa napoletanità? A occhio e croce: ammazzare, intimidire, ricattare, rigare le Seat Marbella, rubare le cinquecento lire dei carrelli al supermercato, il pizzo, la pizza al taglio, la cocaina tagliata male, Scampia, i cocktail di scampi con le diossine, la Vucciria e Secondigliano, il cavallo di ritorno, una testa di cavallo tagliata, Roberto Cavalli contraffatti, babà, pastiere, clisteri di cemento e poi ammazzare, ammazzare ancora, ammazzare come se non ci fosse domani. Mi chiedo come si possa andare fieri di tutto questo. Come se, per onorare la suddetta napoletanità, fosse lecito uccidere una persona. E gli inquirenti chiudono un occhio se la De Sio sgozza ogni tanto un bambino di cinque anni, solo perché nel farlo porta avanti il folklore partenopeo. Sarà forse assurdo quanto dico, ma io preferisco immaginare un bimbo di cinque anni vivo, spensierato, che gioca a pallone e fa l’amore col suo parroco, rispetto che un poveretto morto con un rivolo di cemento che gli fuoriesce dall’ano e De Crescenzo che glielo slecca via. Volevo dire anche un’altra cosa: ragazzi, usiamo tutti il preservativo e cerchiamo di fare un pochino più di volontariato madonnina santissima del signore.

 

Alessandro Gori nasce ad Arezzo nel 1978, per l’esattezza il 14 giugno come Che Guevara e Guccini, la Nannini e Bonolis, Boy George e Scialpi, Rutelli e Alois Alzheimer. Dopo alcuni trascorsi nel mondo del giornalismo video-ludico (1997-2001), si laurea in psicologia con una tesi dal titolo “Internet Addiction” all’Università di Firenze. Dal 2005 cura Lo Sgargabonzi, un blog dadaista dai contenuti provocatori e popolato da personaggi tragicomici. Nel 2013 esce il suo libro shock, “Le avventure di Gunther Brodolini” (edito da Fuori Onda) ed è subito entropia. Fra le sue passioni i fumetti bonelliani, il britpop e i giochi da tavolo. E’ ritenuto uno dei più grandi esperti europei di mesmerismo e negromanzia.

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