Il Pasto Nudo

Le mille luci di New York

di Antonia Cangemi 26 ottobre 2013Commenti

“Tu non sei esattamente il tipo di persona che ci si aspetterebbe di vedere in un posto come questo a quest’ora del mattino. E invece eccoti qua, e non puoi certo dire che il terreno ti sia del tutto sconosciuto, anche se i particolari sono confusi. Sei in un nightclub e stai parlando con una ragazza rapata a zero. Il locale è lo Heartbreak oppure il Lizard Lounge. Tutto diventerebbe più chiaro se potessi fare un salto in bagno a sniffare una bella riga di Tiramisu Boliviano”. Le mille luci di New York (Bright lights, big city), scritto nel 1984, è il romanzo d’esordio di Jay McInerney, scrittore statunitense nato ad Hartford nel 1955. La scelta dell’uso della seconda persona è piuttosto coraggiosa. Probabilmente una delle motivazioni è il distacco di McInerney da spunti autobiografici che però lui nelle interviste nega. In ogni caso l’effetto ironico che ne deriva è esilarante, visto che il protagonista (del quale non sappiamo il nome) ricorda eventi del suo passato ragionando con fare cinico su se stesso, e soprattutto quando le sue riflessioni perentorie sono in netto contrasto con le azioni che invece compie. “Tu non sei il tipo di persona che prende a calci i distributori recalcitranti”. Ci troviamo in una tra le tante avventure urbane vissute attraverso il vuoto delle luci seducenti di una grande città. E il senso del vuoto è decisamente amplificato quando una vita alla rincorsa di patinate stravaganze non combacia con un lavoro in cui bisogna stare inchiodati a una scrivania. Il nostro eroe è un uomo che lavora per il Reparto Verifica dei Fatti del New Yorker, un’occupazione che lo frustra soprattutto a causa del suo capo, Clara, severa e distaccata. E’ sposato con una modella, Amanda, una ex ragazza di provincia, ma che improvvisamente lo lascia per continuare la sua carriera a Parigi a fianco di un altro uomo. “Terribile. Stracci il foglio in otto pezzi e li fai scivolare nel cestino. Inserisci un altro foglio; scrivi di nuovo la data. Sul margine sinistro attacchi, Amanda cara, ma quando guardi il foglio ti rendi conto di aver scritto Amanda bara”. Così, per sfuggire alle sue sofferenze, spesso in compagnia del suo amico cialtrone Ted Allagash, si ritrova a tirare cocaina per i locali del Lower East Side circondato da donne di cui non gli importa nulla. Trascura il lavoro fino a quando non viene licenziato. “L’ufficio di Clara non è mai stato grande, nemmeno nelle migliori circostanze. Ora sta diventando sempre più piccolo. Alzi la mano. Posso chiederle quali sono gli errori che ho trascurato di correggere? Naturalmente ha la lista sottomano: due accenti sbagliati, un distretto elettorale della Francia centrale erroneamente piazzato nel settentrione, un ministro assegnato al ministero sbagliato”. Una scrittura asciutta, muscolare, commovente, ma senza sentimentalismi, persino quando ricorda della morte della madre: “Affanculo Clara Tillinghast. E anche il prete che al letto di morte di tua madre aveva detto: Abbiamo visto parecchi malati di cancro fare una bella morte”.

 

 

Foto di Damian Moore

 

comments powered by Disqus