N. 13

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  • 1
  • 2014

Editoriale

di Vincenzo Profeta, Caporedattore Arte

Ho sempre trovato una grandissima carica erotica in Bianca Berlinguer, quando lancia i servizi depressi sull’ Italia depressa al Tg3. Lei, Bianca, ha sicuramente una casa opulenta (la tipica bella casa) piena di quel sobrio perbenismo che io considero antiestetico, come antiestetici sono i suoi servizi, specialmente quelli sull’arte e sulla cultura, per fortuna rari, ma che ricordano quegli orribili cataloghi di Modigliani editi dalla Taschen, che trovavi un tempo con Repubblica, io ne ho uno. Modì, il pittore più sopravvalutato della storia dell’arte italiana, uno che non mi fa neanche rabbia, perché vallo a trovare un italiano sopravvalutato oggi; mi fecero giustizia quei quattro ragazzi, che parecchi anni fa ne imitarono lo stile scultoreo con due colpi di Black and Decker. Di italiani meritatamente sottovalutati se ne trovano tanti: intellettualoidi convinti di essere dei critici d’arte o dei grandi curatori, giusto perché hanno fatto quattro buone letture, architetti incompresi chiusi a casa in cartapecora (in formaldeide?), avvolti da un alone borioso e triste, che trollano chiunque ne metta in dubbio la scienza infusa. Così, mentre per le feste gli italianuzzi si affastellano al botteghino per vedere chissà che mostre di chissà che maestro stramorto, grazie a dio, io coltivo la mia cattiva abitudine di comprare ogni tanto il giornale. Trai miei preferiti c’è Il Sole 24 Ore, pieno di inserti culturali di buon livello, la domenica ti fa fare una gran figura se sei in colta compagnia. Quando posso, in realtà, viro sul Foglio, nicchia sfigata di una destra sempre più sfigata, ma vivo in Terronia: non arriva quasi mai. Comunque, Il Sole 24 Ore splende sulle nostre teste la domenica, ma soprattutto una volta al mese, un po’ come un ciclo femminile; il suo mensile IL è più di un mensile: è arte visiva pura, caleidoscopio sperimentale di grafiche e colori, è quello che i giovani, dagli anni Sessanta ad oggi, definiscono “figo”, e lo è per merito di Francesco Franchi. Non certo il comico palermitano morto anni fa (che di meriti ne ha comunque moltissimi), ma il Sig. Francesco Franchi, editorial design del Il Sole 24 Ore. Tra le sue dichiarazioni in rete trovate queste : “ (…) Scrivere non basta più (…)” o “(…) Combinare i linguaggi per migliorare la comprensione (…)”. Un genietto trentunenne tutto italiano, esattamente il contrario di questo paese logoro; a chi dice di ispirarsi? Ai Futuristi, naturalmente, anche se di Marinetti ahimè ha ben poco, in una conferenza su Youtube sembra timidello, ma le sue infografiche  fanno già scuola in tutto il mondo. Corteggiato dalle migliori testate del pianeta, Franchi continua la sua missione, ovvero svecchiare il concetto di editoria e di informazione, con grafici su tutto, ma proprio tutto: sulla vita, sull’amore, persino sulle rivoluzioni. Blog e Tumblr di tutto il mondo sono invasi dalle sue immagini, credo proprio che Francesco Franchi stia inventando una nuova forma d’arte e che il web inesorabilmente si vada via via piegando a lui, per inglobarlo: Mercato- Industra della Comunicazione-Parola, che diventa Immagine, che diventa Web e, di lì, Informazione Visiva. Il futuro? Il futuro è Francesco Franchi, il designer dell’informazione, di quel tipo di informazione che ha assunto quasi a filosofia di vita; le trasformazioni in atto nel giornalismo politico in arte partono dalla testolina di questo ragazzo, e anche dichiarazioni come queste: «(…) Anche le notizie hanno bisogno di un progetto, un design (…)». Mi fanno davvero ben sperare (nonostante gli strafalcioni di Repubblica) le lezioni di impaginazione o di vita? No lo so. Di certo so che sarebbe utile comprare il suo libro Designing News: Changing the World of Editorial Design and Information Graphics (Gestalten, 2013, 240 pagg.) Ma scordatevi l’edizione italiana, 350 anni dopo l’invenzione della stampa, grazie a gente come Franchi, qualcosa può cambiare, non solo nella pagina e nel web, ma forse anche nella nostra vita.