N. 15

  • 29
  • 1
  • 2014

Editoriale

di Antonio Massara,

Insanely
Pronunciò quelle tre parole con enfasi religiosa. Come uno sciamano nel deserto che rivelasse le leggi fondamentali dell’Universo, in una notte piena di stelle.
– Insanely Great Product – disse.
E le tre persone che lo ascoltavano annuirono profondamente. C’ero anch’io. Non eravamo in un deserto (anche se c’era quel silenzio) ed erano le nove e mezza del mattino.
Ci trovavamo intorno ad un tavolo da riunioni, zeppo dei ricordi di precedenti incontri creativi. Fogli sparsi alla rinfusa, disegni, scarabocchi, matite usurate, origami e, a fare capolino, un assegno da quindicimilacinquecento  dollari non ancora incassato.
Lui non era uno sciamano ma un direttore creativo, un marketing strategist, un imprenditore, persino di successo. Forse più simile al sacerdote di un’antica arte industriale e commerciale, di nero interamente vestito, il simulacro dello scomparso Steve Jobs, ma molto più in carne. Forse perchè lo stesso Jobs amava ripetere queste parole più di trent’anni fa.
E tutto ciò accadeva ad Atlanta, in un giorno di gennaio, freddo e terso, non più di quindici giorni fa.
L’ “Insanely Great Product” è il frutto del fervore di un manipolo di uomini che crede di essere destinato alla creazione di un qualcosa di unico, irripetibile, di quel qualcosa che se non lo facessero loro, il mondo ne sarebbe tristemente orfano. Un Insanely Great Product può avere tanto successo da stare in cima ad un moderno ostensorio in plexiglass,  in una vetrina di un negozio della Fifth Avenue, oppure in mille case e garage dispersi per il mondo, oggetto della passione pazza e fattiva di altrettanti novelli imprenditori per un unico oggetto.
Qualche esempio?
L’iPhone, l’iPad, i Google Glass, una Giacca Armani, Il Poster Holstee, il Moleskine, ma anche i trattori autocostruiti, le teiere fai da te, e i motorini fatti in casa.
Perchè “Insanely”?
Perchè solo dieci anni fa nessun imprenditore l’avrebbe fatto. Forse un hobbysta, un modellista, un appassionato, ma di certo non un imprenditore che abbia in mente di venderne milioni.
Invece oggi accade. E’ questa la rivoluzione dell’era digitale, post postindustriale, dominata dalla Rete. Perchè intendiamoci, il nostro amico di Atlanta può anche sembrare un guru o uno sciamano, uno fuori di testa, così come il mondo amava definire il più grande Jobs, ma ha perfettamente ragione.
Prendiamo il caso dell’iPhone. Solo un insano di mente poteva concepire che un telefono cellulare, con alcune altre funzioni e al prezzo di un computer di fascia media, potesse vendere milioni di pezzi. Centinaia di milioni di pezzi.
Certo, c’è di mezzo l’effetto moda. Ma non basta. Anche i foulard di Hermes sono di moda, costano molto meno di un iPhone, ma non se ne vendono centinaia di milioni di esemplari. Il fatto è che, semplicemente, l’iPhone è un Insanely Good Product. Provate a chiedere a tutti coloro che sono passati da uno smartphone di fascia media ad un iPhone. Un insieme straordinario e follemente grande  di user experience e visual design, entertrainment e straordinario godimento tattile. Dicono che anche gli altri siano degli smartphone, ma sono più che altro dei telefoni con funzionalità aggiuntive: c’è ben poco di smart. Persino io che, avendo MacBook Pro e iPad, non mi sognavo di comprarne uno, quando ho trovato in un cassetto un vecchio 3Gs, ho lasciato il mio nuovissimo plasticone e ho cominciato ad usarlo con grande profitto e soddisfazione.
Quanti prototipi di iPhone sono stati fatti a pezzi dal furore di Steve Jobs? A quanto pare sono stati numerosi, e forse avevano gli stessi difetti degli “altri” phone: troppi bottoni da premere, plastica sudaticcia e per fare una telefonata almeno 6 tap col dito con inevitabile tamponamento al semaforo.
Ma il bello è che ognuno di noi ha il suo Insane Great Product preferito, che sia una pentola, una motocicletta, una penna o un blocco di carta per appunti. Stanno venendo fuori a migliaia, perchè se tutti desiderano un telefono cellulare, moltissimi agognano ai due cilindri in linea con frizione oleodinamica del mostro a due ruote, la penna a sei colori che sembra una matita, o la barca fatta su misura con la stampante 3d.
La ricerca del prodotto perfetto, tanto buono da essere un sogno, costringe la gente a darsi da fare con le stampanti 3d e le risorse in rete, ma anche andare a ritroso nel tempo. Motociclette introvabili, macchine fotografiche analogiche e perfette, dischi in vinile, impianti hi-fi analogici, tutto ciò che di perfetto aveva fatto l’era industriale, ritorna in auge. Ma non è modernariato, è solo bisogno di Insanely Great Product.
I vecchi marchettari ancora nel mestiere direbbero, con disprezzo, che sono solo nicchie di mercato.
Ammettiamolo pure.
Ma se una nicchia Globale vale decine di milioni di appassionati in tutto il mondo, disposti a spendere cifre un tempo astronomiche per avere il loro Insanely Good Product, allora il mercato è grande, enorme anzi. E’ il perfetto rovesciamento del fordismo, di quella famosa affermazione che voleva che la “Ford produce macchine di tutti i colori, basta che siano nere”. Sono passati cento anni, ma è come se ne fossero passati migliaia. E questo nuovo paradigma ha permesso a molti creativi, pentiti di aver contribuito all’inondazione della paccottiglia nelle nostre case, di ritrovare il senso del loro lavoro, facendo davvero ciò che gli piace di più.
Cos’è cambiato?
Tutto.
Prima si fabbricava un prodotto per tutti, oggi si vendono solo prodotti per uno (come tanti altri). Il mondo non è più UN mercato con alcune nicchie, ma infinite nicchie incollate inestricabilmente nella confusione vociante di un moderno bazaar digitale. Se i negozi scompaiono, le consegne a domicilio prosperano. Negli ultimi quindici giorni sono arrivati in famiglia: un orologio digitale da taschino belga delle dimensioni di un polpastrello (3 euro), sei  plastiche per la protezione dello schermo dello smartphone da Taiwan (6 euro, credo), un libro americano usato sulla manutenzione della motocicletta da un paesino sperduto nell’Illinois (23 euro comprese le spese di spedizione), due pedivelle Bianchi originali del 1975 nuove (!) (13 euro), 16 rollini analogici a colori varie sensibilità da Reggio Emilia (38 euro). Aspetto la consegna di un poster stampato con una macchina tipografica piana del 1950. Tutto frutto dei monetari regali di Natale (è cambiato anche questo: ti regalo denaro perchè davvero non riesco ad immaginare quale oggetto fai da te possa suggerirti la tua unica passione).
Vi ha stupito la parte della pellicola fotografica? E perchè? Ormai il peggio del digitale è passato, e un sacco di gente torna alla pellicola. Vi sembra “insane”? Perchè non avete provato: macchine fotografiche un tempo inavvicinabili oggi a buon mercato, ottiche straordinarie e modalità di ripresa da scoprire: una Hasselblad è da sempre la quintessenza dell’insanely great product se volete fare fotografie (a proposito, forse non lo sapete, ma la fabbricano ancora, tale e quale). Il mercato fotografico è in subbuglio, e anche i laboratori locali di stampa e sviluppo.
Indietro tutta!
E poi avanti tutta: Lomography. Sembrava una delle tante mattane di questo mondo pazzo, eppure non è morta, anzi, progredisce, si moltiplica, si differenzia, nascono nuove macchine fotografiche, non più a basso prezzo. Averle al collo è un richiamo per tutti coloro che l’hanno lasciata a casa, fai community, per strada, mentre scatti le tue foto sfocate.
Community, globale e locale.
In due parole: Web e social network. I due totem che hanno contribuito a cambiare tutto.
Si, ma tutto come?
E’ molto semplice e terrificante nello stesso tempo.
Quanti tra voi sognano l’album perfetto per la raccolta dei francobolli, il perfetto appendibiciclette da muro, il perfetto shaker digitale con display con tutti i possibili cocktail e indicatore luminoso in trasparenza del livello di ogni singolo ingrediente? Follia? Può darsi, ma tutto ciò è possibile e ci scommetto che chi realizza in modo insanamente perfetto questi prodotti farà un sacco di soldi.
Quanto avete sfottuto i vostri amici per la loro passione filatelica? O per le biciclette arrugginite?
Bè, tra loro ci sono i prossimi impreditori di successo. Loro sono quelli che sanno tutto di quella determinata cosa, hanno una passione viscerale e, come loro, migliaia di persone disperse nel mondo, potete starne certi. Se gli viene in mente di mettere su un social network sul perfetto album del filatelico serio,  potete stare sicuri che questo crescerà e si formerà un mercato cui poi sarà facile vendere un prodotto insanamente buono.
Ci sono migliaia di insanly great product che aspettano solo di realizzare i vostri e altrui sogni. E più questi oggetti saranno “insane” più saranno cari, rari e desiderati, e quindi profittevoli. Ci sarà gente che ci farà un sacco di soldi, anche tra quelli che raccontano solo la loro storia. Sta già succedendo, è già successo.
Basta vedere i nuovi modelli di trattore fai da te, con i piani di costruzione disponibili in rete, gratis, per far venir voglia di tornare a fare il contadino impugnando la fiamma ossidrica (fai da te, su youtube).
Potreste saggiare il vostro mercato e le vostre capacità su Pinterest, magari solo per decidervi a produrre qualche Insanely Great Product suggeritovi dalla vostra particolare passione, e vedere che succede. E poi lanciarvi con un modesto investimento ricavato su Kickstarter.
Oppure siete uno di quei perenni insoddisfatti che vogliono il posto fisso e la pensione?
Vi capisco.
Purtroppo il mondo è cambiato.
Non servono più le specializzazioni, e la laurea è solo il condimento a quella passione che vi brucia nel petto. Trovare qualcuno che vi assume sarà terribilmente difficile. E se lo fa, vorrà sapere cosa vi brucia di fare nella vita, anche per lui sarà questo che conta.
Non servono più i beni e i servizi per tutti, ma funziona davvero solo quello che piace più a voi, si si, proprio a voi. Come a centinaia di migliaia di altre persone nel mondo. Che sono lì, a due livelli di Linkedin.
Il più grande ostacolo?
La lingua: dovete imparare (e bene) l’inglese.
Fatto questo, nessuno vi ferma.
Pensate che bello, proprio quella inutile passione che vi ha divorato per una vita, il fulcro di ogni sfottimento, l’incudine su cui si riversavano i rimbrotti dei vostri genitori, oggi sia chiama Business, e voi siete degli start upper. Con un futuro pieno di soldi.
Buona fortuna.