N. 16

  • 05
  • 2
  • 2014

Editoriale

di Roberto Sajeva, Editore e Direttore Ad Interim

Questa è una webzine che non rinuncia ad incarnarsi in qualcosa di tridimensionale e sensuale. Una nostra guida cartacea all’Ypsigrock Festival ha anticipato addirittura il primo numero telematico. Ci siamo ricascati poi col Lucca Comics e ora stiamo per stampare uno speciale dedicato al nuovo musical di Roberta Torre, un’Aida capricciosa come piace a voi, non potevamo farcela scappare.

La produzione teatrale e cinematografica della Torre forse ancora non ha fatto scuola ma sta facendo epoca.
Dopo Fellini è l’unica, tra i registi italiani, ad aver voluto affrontare il presente, l’attualità attraverso le lenti deformanti della memoria  (che ancora non c’è, quindi senza nostalgie debilitanti o sarcasmi nichilisti).
Quando mette in scena la mafia, l’immigrazione, la povertà, l’omosessualità o un altro hot issue, non carica i toni da orazione civile dei tromboni e dei retori suoi colleghi, per questo appare come un fenomeno solitario in Italia, mentre fa evidentemente parte di una costellazione internazionale.
Dagli ultimi rantoli del postmodernismo mondiale, sta raccogliendo un’eredità fatta di contagi e contaminazioni, sembra essere l’unica regista italiana a leggere qualcosa che non sia solo La Repubblica; infatti il suo lavoro è uno dei pochi che garba anche a chi non legge quel quotidiano, che toglie tempo e bisogno ai suoi lettori di scoprire altro viste le decine, decine, decine e decine di pagine che non devono lasciare nulla di non commentato, non sia mai che si debba fare una selezione!

L’Aida è il pretesto perfetto per raccontare l’Italia di sempre. C’è il circo, c’è la retorica patriottarda, le fanfare e le marce bersagliereggianti, le legittimazioni e le scomuniche ecclesiastiche, la famiglia e l’amore con l’edipo irrisolto di un Radames che deve dimostrare, eccetera eccetera.
Se a questo poi aggiungiamo anche i vezzi cabarettistici della HELDEN-SCIANTOSA Ernesto Tomasino allora ha proprio vinto.

Altro che il resto della fuliggine italiota, che piace all’estero proprio per la sua devozione al Reich di provincia autonoma. Altro che Emma Dante.