N. 19

  • 26
  • 2
  • 2014

Editoriale

di Tommaso Ino Ciuffoletti,

“Dovresti scrivere 3.000 battute, unica condizione: niente politica”.
La raccomandazione, evidentemente, è dovuta al fatto che io spesso scrivo di politica. E dovendo scegliere liberamente un argomento di cui trattare, si ritiene altamente probabile che io abbia a sceglierne proprio uno politico. Ho 34 anni. Sono una brutta persona.§
Perché a 300 battute e con nove decimi del pezzo ancora da scrivere mi rendo conto che vorrei esattamente parlare di pensioni e reversibilità, di bicameralismo perfetto, renzismo, grillismo, proto-fascismo, la sinistra e la modernità, la destra l’ipermodernità e le tette rifatte, Dudù, Gramsci, le università, la Fiat, la cassa integrazione, l’immigrazione, le poesie di Sandro Bondi, Rotondi, il grande centro, Ernesto Galli della Loggia, Rcs, i poteri forti, le quattro giornate di squalifica a Borja Valero e John Elkann è un imbecille, ma pure il padre non m’è mai sembrato un’aquila.

Ma poi perché non si potrà parlare di politica? Dico, siamo in Italia. Da noi la politica, quella dei partiti, ha dato forma al mondo che conosciamo per almeno una cinquantina d’anni. Dalle televisioni alla scuola, al teatro, all’università, all’editoria, ogni forma d’espressione pubblica minimamente inquadrabile come “culturale” doveva avere un’impronta politica chiara e riconoscibile. Venuti meno i partiti non è venuta meno la necessità d’inquadrarsi politicamente per avere dignità di parola. Forse non se ne deve parlare proprio per questo allora. Per sfuggire alla regola che per tanto tempo ci è stata imposta. Ma è davvero possibile? No. Perché poi politica è anche la strategia da mettere in atto per sedurre una ragazza. Mandarle un whatsappino alle tre del pomeriggio di una domenica piovosa, sapendo che è esattamente il momento in cui uno si sta facendo domande sulla solitudine e il vuoto che ci circonda. Politica è anche presentarsi ad un colloquio di lavoro sapendo già cosa dire. Politica è rispettare o meno la coda alla cassa dell’Autogrill. Credo. Quella del whatsappino alle tre di pomeriggio di una domenica piovosa ve la potete pure rivendere. O potete testare la sua efficacia. La scelta del modo e del momento in cui interagire è decisiva per ottenere un significativo vantaggio e perseguire l’obiettivo. Non lo dico io. Ma Sun Tzu. “Arte della guerra”. Che è “la prosecuzione della politica con altri mezzi”, come diceva il compagno Von Clausewitz. Ed è del tutto evidente che l’amore altro non sia altro che il proseguimento della guerra con altri mezzi ancora. Ergo, secondo il più semplice dei sillogismi, la politica è amore. E questo è esattamente un pezzo sull’amore.