N. 21

  • 12
  • 3
  • 2014

Editoriale

di Antonio Sunseri, Caporedattore

Editoriale

di Giovanni Messina, Responsabile Comunicazione

Editoriale

di Marco Sciarrino, Redattore

Kill Surf City, capricciosa e terribile, sta perseguendo con costanza il suo programma di sviluppo. Nelle ultime settimane infatti si è andata consolidando una grande attenzione agli eventi artistici e culturali che si avvicendano sul territorio. Alcuni esempi?

Abbiamo seguito da vicino la genesi artistica di Aida, spettacolo teatrale di Roberta Torre presentato con successo al Teatro Stabile Biondo di Palermo, e ne abbiamo prodotto uno speciale.

Abbiamo partecipato da protagonisti al Wntercase Festival, kermesse di musica elettronica che da anni infiamma le notti palermitane: curati da noi gli Opening Acts.

Soviet Soviet in concerto il 14 marzo presso Galleria 149, Palermo.

Ecco il prossimo dove abbiamo messo la firma.

BANGOVER CREW.

Questa è la vera novità, un tour di concerti che si terranno a Palermo che rivoluzioneranno la scena musicale palermitana.

Saremo i nuovi rumorosissimi e rivoluzionari vicini di casa.

Kill Surf City tramite questo tour di concerti proverà a cambiare la visione musicale palermitana, portando a Palermo le novità musicali che troppo spesso in questa città sono mancate.

Si inizia con l’Opening Party: i Soviet Soviet.

SOVIET SOVIET

Non lasciatevi tradire dal nome: i Soviet Soviet sono più italiani della pizza. Ma fino a dove una sincera devozione allo shoegaze partita da Fano e Pesaro, nel 2008, e arrivata ora a Brooklyn può definirsi italiana è una domanda che i Soviet Soviet affrontano in maniera diretta gettandosi a capofitto nella psichedelia onirica del secolo scorso, mettendosi in riga tra i vendicatori punk e new wave senza perdere di vista l’irrinunciabile prerogativa dell’essere altra cosa rispetto ai Cure e ai Joy Division. Tre ragazzi, i Soviet Soviet, che giocano a fare i grandi: rispolverano le camice a scacchi, le sigarette, i blue jeans senza apparire giovanotti di primo pelo, proponendo il proprio talento a metà strada tra l’irrequietezza, sporca e in sé romantica, del dettato noise e quelle andature ritmiche paragonabili a una chiamata alle armi per i figli delle sottoculture psych. Ecco che lo stile indie rock per eccellenza: chitarra, basso e batteria prende la forma di rapidi amplessi melodici, d’infiniti reverb di chitarra elettrica inaciditi da un cantato lo-fi che ricorda il primissimo Brian Molko, l’ultimo Aaron Chapman dei Nurses. Ma le somiglianze, i debiti e via dicendo scorrono come titoli di coda, perché più che un revival ben fatto, la musica dei Soviet Soviet sembra affermare l’appartenenza a una radice perduta in Italia e che oltreoceano gioca sulla fortuna di Horrors e A Place To Bury Strangers. L’ultimo Fate del 2013, edito neanche a dirlo dall’americana Felte Sounds, che tra i suoi annovera anche PVT e Tower Of Light, annega in un vorticoso mix di post punk, psych rock e tripudi che rinverdiscono le foglie della vecchia alternative. Chiamatelo pure lo sfoggio, schietto e coraggioso, di un’ispirazione che, sempre in Italia, fa gridare al miracolo.