N. 22

  • 19
  • 3
  • 2014

Editoriale

di Conny Catalano,

Stati Uniti d’America, 1841. Un uomo, un talentuoso violinista dello Stato di New York , vede cambiare la sua vita dalla sera alla mattina. Dopo una serata passata con i suoi amici, artisti anche loro, si risveglia schiavo in Luosiana. Impiegato nei lavori più duri e massacranti, trattato alla stregua di una bestia, vivrà dodici anni come un oggetto prezioso che passa tra le mani di ricchi proprietari. Finchè un giorno, quando tutto sembrava perduto, ecco comparire l’abolizionista canadese Samuel Bass che rintraccia la famiglia di Solomon e lo salva. Ancora una volta un’ incontro fortuito gli cambierà la vita riportandolo alla condizione di libertà. Tornato a casa, Solomon non sa come spiegare alla sua famiglia la sua assenza lunga dodici anni. La realtà allora sembra dividersi in due piani paralleli: quello di Mr Northup che ha vissuto come un oggetto animato tentando in tutti i modi di comunicare con i suoi, e quello della famiglia, dei figli che nel frattempo sono cresciuti, si sono sposati e moltiplicati. Che dire davanti a tutto ciò? E’ impossibile cosa sia potuto succedere laggiù in Luosiana: madri separate dai figli, donne abusate e adulate dai padroni senza avere la possibilità di lavarsi; pastori protestanti ambigui, a metà tra il perbenismo cristiano e l’applicazione delle leggi schiaviste; mercenari e abolizionisti, il duro lavoro nei campi e i canti intonati durante il lavoro svolto sotto il picco del sole. Che dire di tutto ciò? Come spiegare l’improvvisa scomparsa? Si può solo piangere e cercare conforto nel caldo abbraccio della famiglia che non hai mai dimenticato, che non ti ha mai dimenticato. L’incubo è finito, finalmente. Per fortuna. Questo è 12 anni schiavo. il terzo film più premiato all’ultima notte degli Oscar: la statuetta più importante, quella come miglior film, e altri due premi ‘minori’ come la sceneggiatura non originale di John Ridley (tratta dalle memorie di Solomon Northup) e all’attrice non protagonista Lupita Nyong’o premiata da Christoph Waltz. Tra i premi vinti non mancano i Golden Globes per la categoria dei film drammatici. Quella di Solomon Northup è una storia che ci ricorda quella di Primo Levi e in parte quella di Django Unchained. Una storia vera e raccontata in un libro omonimo, costata la vita al suo autore morto in circostanze misteriose. Un film denuncia, realistico, crudo e senza peli sulla lingua che ha visto recitare insieme Brad Pitt (produttore della pellicola) e Chiwetel Ejiofor (già visto in Gangster of New York nel 2007) diretti magistralmente da Steve McQueen. Le due star spiccano per carisma, per il cuore e l’anima che mettono nei loro personaggi. Sembra entrare perfettamente nei ruoli aldilà delle ideologie, dei moralismi e delle facili condanne. 12 anni schiavo: un film-verità che tocca il cuore e fa riflettere nella speranza che non accada mai più qualcosa del genere. Anche se la speranza e la buona volontà sembrano non bastare. Una vicenda basilare nella costruzione dell’identità WASP e non solo.; un mito fondante del maschio americano e dell’America. Un film grandioso che si consiglia di vedere prima che lo ritirino dalle sale.