N. 23

  • 26
  • 3
  • 2014

Editoriale

di Roberto Sajeva, Editore e Direttore Ad Interim

C’era una volta il Convegno di San Pellegrino, organizzato dal grande Mondadori.
Poeti consacrati presentavano poeti esordienti o giù di lì. Una generazione che sceglieva ed una generazione che veniva scelta.
Nel luglio 1954, tra gli altri, c’era Ungaretti che presentava Zanzotto, c’era Leonida Repaci che presentava Italo Calvino…c’era Montale che presentava Lucio Piccolo, notturno raffinatissimo cantore siciliano.
Lucio, barone di Calanovella, vi si recò accompagnato da suo cugino il principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Al convegno promosso dall’imprenditoria milanese era giunto l’estremo respiro di un retaggio talmente arcaico da sembrare alieno, “noi fummo i gattopardo, i leoni” appunto. Erano tutti incuriositi dalla coppia di aristocratici venuti dalla fine del mondo, il rosso Vittorini chiese al Tomasi cosa facesse. “Io faccio il Principe” fu la risposta laconica ad una domanda quasi offensiva. Ovviamente il fronte marxista al convegno rimase un momento disorientato.

Oggi la storia cambia. Non la ville d’eau San Pellegrino che evoca pulizia e beatitudine ma un liquore viscoso e dolciastro che si chiama Strega. Non i pesanti nomi del ristretto Gotha dell’identità culturale italiana, a neanche dieci anni dalla fine della guerra, ma mezzo migliaio di operatori culturali che si fanno chiamare Gli Amici della Domenica, nella piena decadenza di un’esperienza democratica. Non un principe ma un marchese, Fulvio Abbate.

Kill Surf City tiene in grande considerazione la candidatura al Premio Strega del romanzo Anche dicembre è passato, lavoro di uno scrittore che ha attraversato le epoche dell’impegno, del riflusso e via dicendo. Un intellettuale che ha sempre messo in discussione se stesso ed i suoi compagni, il suo mondo quindi, sempre prima e dopo aver messo in discussione i nemici di turno. Un intellettuale che non vuole alcun conforto e che, con rabbia, vede il mondo autoreferenziale costruito da certi suoi colleghi. Colleghi che si guardan l’ombelico a vicenda senza più mettere in discussione i loro valori e le conquiste dei loro maestri, senza più rischiare il confronto con i nemici. Gli anemici nipotini della letteratura italiana si sono arroccati nei loro comodi feudi, solo questo Marchese, hidalgo situazionista, va in giro per un mondo letterario abbandonato, non più postmoderno ma postapocalittico in cui Luperini incorona Saviano.

È pura questione di anticonformismo, di révolte, contro i valvassini di mediocri signori della politica che, sconfitti, si rifugiano nella cultura come la nobile famiglia di Aosta che ricavò la propria patrizia dimora dall’Arco di Augusto.