N. 6

  • 27
  • 11
  • 2013

Editoriale

di Silvia Alù, Vicedirettore

Nè veneri in pelliccia, nè calze a rete:

per stare in redazione servono stivali di pelle al ginocchio e fruste da 48”.

Il resto è opzionale.

Cit. Camillo Bosco

 

È da una settimana che scrivo cancello e riscrivo questo fottutissimo editoriale. Questo, non perché io non sia in grado di mettere insieme 4 parole in croce, ma perchè gli editoriali che mi hanno preceduto erano troppo fighi. Alla fine oggi ho dovuto arrendermi. Il mio editoriale non sarà per niente figo, non sarà divertente, non sarà interessante, non sarà bello, sarà solo un editoriale sfigato. Tanto a quanto ho capito non è semplicissimo dal sito andare a ritrovare i vecchi editoriali quindi anche questo andrà perduto nel dimenticatoio internettiano (so che il termine internettiano non esiste ma a sto punto fanculo l’italiano).

Quando a primavera sono approdata a Kill Surf City non avevo ben chiaro di cosa si trattasse, adesso nella mia mente inizia a formarsi un’idea di cosa questa webzine sia per me (si uso termini come webzine perchè sono una figa) e degli obiettivi che dovrei fissarmi per il futuro. Tanto per cominciare KSC è un sacco di cose, è un punto dove convergono influenze e idee differenti, è un luogo dove ci si confronta e ci si dà una mano (anche se nessuno ha voluto aiutarmi a scrivere questa cosa). Lo so, lo so potrei sembrare aggressiva e antipatica da questo editoriale ma vi sfido a dover scrivere dopo una notte passata a bere stock e a farmi psicanalizzare a casa Sajeva. Non vi sto raccontando un episodio così a caso della mia vita giusto per raccontarvelo, si trattava di una riunione di redazione che è partita con una serie di domande sull’Ungheria e la Transilvania e che si è conclusa con me brilla che visualizzavo regine dei papi, alberi di monete, equilibriste vecchie, disastri ambientali, ma soprattutto farfalle viola e gialle che si trasformavano in energia gialla che poi si metteva a girare in senso orario intorno alle mie spalle e poi andava sulla mano e poi non mi ricordo come e perché (dopo 45 minuti) mi era permesso aprire gli occhi e guardare le farfalle (vorrei inserirvi una foto della carta dei tarocchi che ho dovuto fissare, ma negli editoriali è assolutamente vietato inserire immagini). Fatti strani e new age, di varia utilità, che sto qui a raccontarvi per farvi capire che alla fine è complicato definire cosa sia Kill Surf City.

Le personalità che compongono questa redazione sono varie quanto i colori dell’arcobaleno (momento romantico). Alla fin fine cosa mi aspetto io da questa rivista? E cosa potete aspettarvi voi da me? Non lo so. Ma farò tutto ciò che posso per fare andare bene sta cosa. Ecco. Più vaga di così era diffcile. Più inutile di così pure. Byebye. Da questo momento in poi Kill Surf City diventerà Kill Silvia Alù.