N. 7

  • 04
  • 12
  • 2013

Editoriale

di Antonio Sunseri, Caporedattore

Scirocco. Now, wherever you go, you charm the world. Will it always be so? (Oscar Wilde)

 

Kill Surf City era nel mio destino.

Anzi nel caso, perché “Un uomo coerente crede nel destino, un uomo capriccioso nel caso.” (Benjamin Disraeli), ed io sono sotto tutti i punti di vista un uomo capriccioso.

Ho avuto nella mia infanzia un amico, un compagno di scorribande, con il quale ho condiviso la prima parte della mia vita oltre che svariati progetti per la seconda; bene, l’avevo in parte perso di vista in quel nevischio inconsistente ma particolarmente avvolgente quale è l’adolescenza.

Finalmente nell’inverno del 2011 lo ritrovo, lo risento e mi da appuntamento per una riunione dove, mi dice, si parlerà di una rivista.

Così, solo per rivederci un po’; quelle rivista era Kill Surf City, quella riunione era un tentativo poi fallito di farla ripartire – per fortuna dovrei dire visto quello che sarebbe successo – e quell’amico era Roberto Sajeva.

Da allora, volente o nolente, Kill Surf City mi è rimasta addosso, appiccicata oserei dire come quelle chewingum che ti si attaccano alle suole delle scarpe e non riesci a staccare via, ci provi, ci riprovi, ma sono sempre lì e allora, disperato, alla fine decidi che saranno tue compagne di viaggio.

Così decisi per Kill Surf City.

Con quel mio compagno, c’è chi dice complice, con Roberto, ci occupavamo di altro ma con ricorrenza bisettimanale si tornava puntualmente a parlare di Kill Surf City.

Era lì, il sottofondo di qualsiasi altro progetto.

E siccome “la vita è quella cosa che ci accade mentre siamo occupati in altri progetti” (John Lennon) non mi stupii troppo quando nella primavera scorsa Roberto mi propose di incontrare insieme una ragazza con la quale stava pensando di far ripartire Kill Surf City.

Da allora è stato Carnevale ed Epifanìa insieme.

Carnevale di luoghi, situazioni e soprattutto persone e personaggi, artisti.

Epifanìa di quello che è cultura nel mondo, negli scenari artistico-culturali internazionali e che non è e non c’è a Palermo, in Sicilia.

Da questo parto per capire Kill Surf City, Rivista sia internazionale che Palermo-centrica.

Cos’è allora Kill Surf City?

Quando ho iniziato a collaborare ne avevo una idea chiara, estremamente precisa; ma più mi addentro nella rivista più questa idea sfuma, perde di consistenza, perché entrare in Kill Surf City è come entrare in un territorio sconosciuto durante la notte, immergersi nelle tenebre ed orientarsi con le sensazioni più che con la vista; anche per questo ne parlo in terza persona, perché Kill Surf City è un’entità autonoma, che ogni giorno che passa prende coscienza di sé ed impone la sua personalità, nessuno la può in realtà controllare, né chi scrive per essa né, paradossalmente, i tre editori.

La puoi indirizzare ma non riuscirai mai ad averne pieno controllo.

Un’idea, a riguardo, però la ho, vorrei che fosse controcultura, che fosse l’esatto contrario del misero Pensiero Unico che in questo momento vige in questa città quando si parla di cultura, vorrei che superasse il controllo di quel Grande Fratello culturale che c’è attualmente in Italia che non permette vere sperimentazioni.

Vorrei che fosse un camaleonte, in continuo cambiamento ed in continua sperimentazione, così come si sta sviluppando oggi grazie al grande lavoro ed al grande genio di Roberto Sajeva, Manfredi Pumo, Carlo Prestia, Donato Di Trapani, Vincenzo Profeta, Camillo Bosco, Giovanni Messina, Antonia Cangemi, Silvia Alù, Simone Giuffrida e tutti gli altri….http://www.killsurfcity.it/staff/….così sono sicuro di non dimenticare nessuno (i ringraziamenti li ho dovuti inserire per obbligo altrimenti non mi avrebbero pubblicato l’editoriale!).

Vorrei che fosse, romanticamente, ciò che sono stati per il cinema i b-movies di Lino Banfi ed Edwige Fenech prima considerati alla stregua della pornografia ed ora incensati dai critici; ecco, mi piacerebbe noi fossimo considerati pornografia culturale,  della quale si può parlare solo male ma poi, di nascosto, letta, seguita ed apprezzata, magari nascosta all’interno di un libro di Baricco o coperta nello schermo del computer da un editoriale di Eugenio Scalfari; voi siete lì al computer, state leggendo un articolo di Alessio Mirante, di nascosto – non sia mai che qualcuno scopra che leggete Kill Surf City – ed avete tenuto aperto con il vostro bravo browser l’editoriale di Eugenio Scalfari pronti a coprire la schermata di Kill Surf City.

Cosi piano piano quasi furtivamente spero che Kill Surf City possa scardinare quel Pensiero Unico di cui parlavo prima e aprire la strada alla diversità culturale.

Noi che ci lavoriamo, nel frattempo, quando Kill Surf City verrà riscoperto dalla critica faremo proprio come Lino Banfi ed Edwige Fenech alla domanda

Kill Surf City?”

Ah sì, ne ho preso parte, bella esperienza.”

Lasciandoci sfuggire non visti un sorriso.

Ora però è giusto dire la vera ragione per la quale ho scritto questo editoriale; quando mi è stato chiesto di scriverlo mi sono informato ed ho scoperto che gli editoriali, per ragioni grafiche e contenutistiche, nel sito della rivista sono rilegati ad un ruolo marginale ed inoltre, molto velocemente, vengono messi da parte e persi nel “dimenticatoio internettiano” (Silvia Alù); saputo questo ho pensato subito a Dorian Gray, a lui che rimaneva sempre giovane e lasciava che fosse il suo ritratto, conservato in cantina, ad invecchiare al posto suo.

Spero che questo editoriale possa funzionare in maniera simile a quel ritratto, verrà alla fine conservato in un luogo ormai dimenticato dello spazio digitale e lì lo ritroverò, negli anni, e quasi certamente sarò l’unico a rileggerlo perché mi farà tornare indietro nel tempo, e mi farà sentire ancora una volta sul viso l’alito caldo di quel vento di Scirocco, che è Kill Surf City.