N. 8

  • 11
  • 12
  • 2013

Editoriale

di Antonia Cangemi, Curatore editoriale

Ci vuole fortuna a ritornare nella propria città dopo tre anni e ritrovarsi immediatamente coinvolti in un progetto in cui si crede. E ci vuole fortuna perché una bella proposta di collaborazione ti venga suggerita giusto in Vucciria. A me è andata così. Era fine giugno e stavo sorseggiando una Forst ghiacciata quando Vincenzo Profeta si è avvicinato e mi ha raccontato che con un gruppo di ragazzi palermitani stava rilanciando Kill Surf City e che se fossi stata interessata avrei potuto curare una mia rubrica di letteratura. Ma come tutti i discorsi che nascono tra persone alticce non l’avevo preso troppo sul serio, visto che nella noia dello stare in piedi tra le blatte si potrebbe raccontare e proporre qualunque cosa. E invece per una volta così non è stato, e con quest’ottavo numero Kill Surf City ri-esiste già da due mesi, e così anche la mia rubrica di letteratura, Il Pasto Nudo.

Pensare a una rivista settimanale è una bella sfida, eppure ce la stiamo facendo, e alla grande. Kill Surf City riesce a proporre ogni settimana articoli di qualità perché ognuno di noi mette continuamente in gioco le proprie competenze e la propria passione, nonostante il tempo sembri non essere mai abbastanza.

Questo è decisamente il momento giusto per proporre qualcosa come Kill Surf City, quando ormai in pochi investono o sperano nella cultura.

L’obiettivo è quello di propinarvi i nostri “capricci” (che è poi la nostra parola d’ordine) e condividere quello che ci appassiona. E siccome siamo viziosi e perfezionisti non ci accontentiamo del fatto che solo i contenuti siano ricercati e fantasiosi, per di più con copertine originali realizzate unicamente per gli articoli da illustratori da tutta Italia, ma ci interessa molto che anche la forma stessa del sito sia totalmente originale e personale, e proprio per questo se n’è occupato Manfredi Pumo, uno dei tre editori, nonché ideatore della rivista. Ogni cosa è stata pensata perché si trovasse lì dove deve essere, e ogni particolare è esattamente un dettaglio.

Cari lettori, se solo i vostri occhi potessero leggere anche quello che c’è dietro il prodotto finale! Vi ritrovereste nella nostra labirintica redazione fatta di gruppi segreti su facebook sotto continua notifica e incontri notturni tra fumo di sigaretta, sigaro e pipa. Perché, come mi disse Roberto Sajeva tra una birra corretta col whisky e l’altra: “Kill Surf City è un’amante gelosa”, un qualcosa che necessita continue attenzioni e cura.

Sarebbe veramente bello poter creare una mappa interattiva dei vari redattori di Kill Surf City, ci si ritroverebbe più o meno a fare un giro allo zoo safari con un vasto repertorio di creature rarissime: tre editori, di cui un viveur con eccentrici fermacravatta, un raffinato musicista che vive a Londra e un grafico perfezionista, e poi all’interno della direzione un’attrice che tira a campare giocando le bollette, un illustratore nerd, un artista squilibrato, un compositore eccelso ma con un cane dalla forma strana, un’aspirante scrittrice che non vuole crescere, un dandy con dell’ottima vodka polacca, un conte che noleggia scimmie per abbordare le ragazze e un caporedattore che il sabato sera si fa fotografare truccato.

Cosa ci unisce? Le nostre rispettive ossessioni e il bisogno di un testimone o una spia o un complice silenzioso a cui mostrare vanitosi il nostro modo di vivere il mondo. In altre parole, la voglia di continuare a immaginare e di essere artefici di un progetto ambizioso per non soccombere alla realtà che ci circonda.