Fotogrammi in movimento

Pippo fuoriclasse d’eccezione

di Nicola Franco 8 giugno 2014Commenti

Pippo e Paperone eccezionalmente insieme. Solo questo dovrebbe farvi smettere di fare qualsiasi cosa stiate facendo, anche l’amore, per leggere quanto sto per riportare in questo che più che un articolo è una pergamena rara di sapore oscuro. Abbiamo già appurato che gli anni ottanta per la Disney siano stati abbastanza travagliati, ma nel minestrone insipido un sapore particolare e atipico ha smosso le papille gustative del pubblico. Sfruttando la popolarità cartacea del personaggio di Paperon De Paperoni, creato dal geniale Carl Barks, e della sua prima apparizione sullo schermo con la trasposizione disneyana de Il canto di natale di Charles Dickens (in realtà precedentemente protagonista di un corto animato istruttivo per educare i bambini al valore del denaro), si decide di metterlo al fianco del più improbabile degli eroi in quella che potrebbe considerarsi un’odissea calcistica. È il caso di Pipposport in Calciomania, SportGoofy in lingua originale, mediometraggio accattivante e sorprendentemente divertente che unisce il mondo di Paperopoli a quello del cane antropomorfo più goffo e pasticcione di casa Disney. Pippo, o uno dei suoi vari cugini sparsi per il globo (la stirpe dei “Pippi” è praticamente infinita e si distingue per le riconoscibili caratteristiche), è al centro del campo da gioco e di questa dimenticata perla dell’animazione che riporta in auge uno stile attaccato alle più sintetiche e stilizzate animazioni anni ’50. Paperone, occupato a nuotare nell’immenso oceano di monete del suo deposito, riceve la visita dei nipoti Qui, Quo e Qua che chiedono a gran voce un trofeo per il loro futuro torneo di calcio. Il papero più ricco del mondo, famoso per la sua avarizia, dona loro un vecchio cimelio scassato pur di non spendere nemmeno un centesimo, per poi venire a conoscenza del valore inestimabile di questo. Spinto dalla voglia di riprendersi l’insospettabile urna antica decide di sponsorizzare e finanziare la squadra dei nipoti per poterla vincere, potendosi così nuovamente guardare allo specchio. Una volta entrati in un negozio di articoli sportivi per comprare un pallone fanno la conoscenza dello stralunato PippoSport, commesso dell’esercizio, che mostra di essere un vero campione della disciplina in questione; Paperone decide quindi di fargli allenare la squadra, che ospita i membri meno allenati e più improbabili che la scena calcistica abbia mai avuto modo di vedere. A mettere i bastoni fra le ruote all’impresa di “recupero” del papero con la tuba ci penserà l’onnipresente banda Bassotti, venuta a sapere del preziosissimo trofeo e intenzionata più che mai a rubarlo. Pipposport e i suoi giocatori si ritrovano a fronteggiare sul campo i criminali mascherati in una di quelle che è forse la partita di calcio più comica di sempre, con un finale al fulmicotone e una serie di gag che riscrivono i canoni della risata.

Il vero punto di forza dell’operazione, oltre allo stile subito magnetico, è la struttura ironica accompagnata da tempi comici pressoché perfetti. Mi è capitato di rivederlo per l’ennesima volta ieri (tranquillamente visibile su Youtube sul canale di Ducktales Ita), e non sono riuscito a trattenere le lacrime per tutta una serie di elementi che formano un cerchio perfetto come quello di Giotto; sì, quello delle scatole dei colori di qualche tempo fa. Ci tengo particolarmente a fare un elogio alla versione italiana e al suo incredibile doppiaggio, che non mostra mai una caduta di tono, una pausa non azzeccata o un accostamento vocale poco adatto ai toni e alle caratteristiche dei personaggi. Angelillo è il solito Paperone, qua meno morbido e accondiscendente della sua controparte in Ducktales, a prestare la voce a Pippo è il grande Vittorio Amandola e il resto del comparto artistico innalza il prodotto ai più alti livelli che il doppiaggio italiano abbia toccato. Diversi guizzi delle battute sono frutto dell’improvvisazione di quelli che erano alcuni dei più importanti attori sulla piazza, in questo caso non in scena ma davanti a un microfono. Lo stile grafico, come dicevo poc’anzi, è ancorato e prende spunto da quelle serie animate a basso costo degli anni ’50, rivelatesi funzionali proprio per la loro semplicità, sintesi e quindi immediatezza assoluta nel far comprendere il registro usato. Prima di lanciarsi nella titanica era del “rinascimento” con lavori come La sirenetta, La bella e la bestia e Aladdin, la Disney ha preferito concentrarsi su una serie di mediometraggi che sfruttassero le icone storiche e ne aggiornassero alcuni aspetti, conservando invece altri che in passato hanno reso possibile il loro successo; il tutto utilizzando meno risorse a livello di budget e mettendo in moto l’inventiva e la creatività. Personalmente considero Pipposport in Calciomania uno dei migliori lavori sul personaggio famoso per il suo inconfondibile “Ah-Yuk“, perché ricco della stessa valenza comica dei suoi celebri cortometraggi con voce narrante (ricordo a tutti Pippo e l’aliante), se non per certi versi superiore e ancora più efficace. Era difficile mettere sullo stesso piano questo prodotto e cartoni classici come Pippo e il ballo, Pippo e la pesca e Pippo e il dormire, ma quest’opera di assoluto intrattenimento riesce brillantemente a superare la prova e guadagnarsi il trofeo di incalcolabile valore che il vecchio avaro Paperone vuole riconquistare. Peccato che questo antico cimelio della gloriosa epopea disneyana sia poco conosciuto e andato perduto come lacrime nella pioggia, davanti alle porte di Tannhauser. Se vi volete bene un po’, approfittando anche dei mondiali di calcio 2014, potreste recuperare, se non l’avete già fatto, questo piccolo capolavoro che non merita certo di restare solo un ricordo. 

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