Fotogrammi in movimento

Pomeriggio Disney #1 – Storie di paperi

di Nicola Franco 25 maggio 2014Commenti

Alla fine degli anni ’80 non pochi avvenimenti hanno scosso le fondamenta dell’impero animato più famoso del mondo, dalla quasi sfiorata bancarotta causata dal flop cinematografico del film Taron e la pentola magica, allo spostamento del team degli animatori dalla sede storica a Burbank in seguito al cambio di dirigenza.

Tutti elementi che hanno però reso possibile e indispensabile una rinascita dalla quale sarebbero partiti prodotti capaci di riportare nuovamente l’azienda agli antichi fasti. Solitamente non abituata a sfornare lavori destinati al palinsesto televisivo pomeridiano, divisi in episodi della durata di poco meno di mezz’ora, la Disney si lancia rischiosamente in un’operazione che comprende diverse serie animate, sviluppando i più disparati soggetti. Dopo le prime battute con i dimenticati Wuzzles e i saltellanti e più noti Gummi, orsetti colorati basati sulle celebri caramelle gommose, fa il suo ingresso trionfale Ducktales, una serie che diventa leggenda ancor prima di cominciare. Penso che nessuno abbia bisogno di delucidazioni al riguardo, ma tanto per rinfrescare la memoria di alcuni accenno a quel poco che concerne la trama. La storia vede protagonista il famigerato Paperon De Paperoni, il papero più ricco del mondo, e i suoi nipoti Qui, Quo e Qua, alle prese con le più incredibili avventure in cerca di tesori perduti, antiche civiltà riportate alla luce, castelli infestati da presunti fantasmi e via discorrendo; per farla breve, quando Indiana Jones incontra Paperopoli. A seguirli ci saranno gli inseparabili comprimari Jet McQuack, la piccola Gaia, la Tata e Archie, che li aiuteranno a fronteggiare le molteplici figure negative come l’indistruttibile banda Bassotti, Amelia la fattucchiera e il perfido Cuordipietra Famedoro, interessati al patrimonio di Paperone e a tutte le sue ricchezze.

Detto così nulla di eclatante, ma quello che è iniziato nel lontano 1987 in quel primo episodio in cui Paperino affida i suoi amati nipoti allo zio per dedicarsi alla vita in Marina, rivela dopo i primi istanti un meccanismo d’intrattenimento incredibilmente funzionante che non lascia spazio alle incertezze. Una vera e propria esperienza mediatica che ha unito gli spettatori di tutto il mondo in un consenso unanime e ha reso possibile una lunga e florida programmazione. Gli episodi trattano le più diverse tematiche e alcuni di loro sono riusciti a entrare nei ricordi di molti grazie al sincopato svolgersi degli eventi, e spesso alla presenza di alcuni personaggi non sempre partecipi come il panciuto e chiassoso Tonti e Robopap, il papero difensore della giustizia. Ci sono alcune differenze sostanziali tra il mondo di Paperopoli creato dal mitico Carl Barks (soprannominato scherzosamente “l’uomo dei paperi”) e quello sviluppato nella serie televisiva di Ducktales. Il carattere di Paperone è molto più addolcito rispetto alla controparte cartacea originale, in cui viene fuori una figura che difficilmente esterna i propri sentimenti, egoista e calcolatrice oltre ogni dire. Nella celebre versione animata vediamo un personaggio accomodante e premuroso con i nipoti, pur mantenendo il classico stile che ha da sempre contraddistinto la sua personalità, rendendolo tutt’ora una delle più riuscite mascotte disneyane e non solo. I toni generali dell’opera riflettono quello che è lo spirito d’avventura che si respira nelle vecchie storie pionieristiche di Barks, riscoprendo anche alcuni passaggi del capolavoro fumettistico Paperdinastia del collega Don Rosa, come il passato nel Klondike e l’importanza simbolica della “Numero Uno“.

Il tratto grafico propone una versione più ammorbidita dello stile classico diventando immediatamente leggibile e apprezzabile da un target universale, riuscendo paradossalmente a surclassare il lavoro d’origine. I più accaniti sostenitori Barksiani storceranno il naso di fronte ad alcune scelte visive e a molti adattamenti per adempiere ad esigenze narrative, ciò non toglie che il lavoro svolto per la realizzazione del più importante e famoso tassello del cosiddetto “pomeriggio Disney” sia eccezionale per solidità complessiva. Gli episodi meritevoli d’attenzione sono davvero tantissimi, ma se dovessi fare una scelta e pescarne qualcuno come l’artiglio di Toy Story usa fare con gli alieni verdi di gomma, metterei sotto i riflettori Il mistero del fantasma, I vichinghi all’opera, Armstrong il robot, La corona perduta di Gengis Khan e Caccia alla Numero Uno (il mio preferito in assoluto). La versione italiana conserva a mio avviso un qualcosa in più grazie alle bellissime voci dei doppiatori, rimaste impresse nella nostra testa come un prezioso ricordo che naviga nello sconfinato pozzo della memoria. Una su tutte l’istrionica voce dell’attore teatrale Gigi Angelillo è riuscita a rappresentare egregiamente il personaggio di Paperone, donando la giusta flemma e verve che si confà a un pennuto miliardario dal patrimonio infinito e dall’animo avaro. Sebbene sia un prodotto minore rispetto ai grandi lungometraggi animati, la Disney ha puntato molto anche sulla colonna sonora, mostrando al pubblico un gradevole accompagnamento acustico adatto alle differenti atmosfere della serie; dall’ingresso di una nave vichinga nel porto di Paperopoli all’incoronazione di Paperino come nuovo faraone di un’antica civiltà egizia. Non ultima l’accattivante sigla iniziale è diventata il fiore all’occhiello dell’universo pomeridiano delle serie Disney, restando incollata al sistema nervoso come un gruppo di piranha a un pezzo di carne; sfido chiunque a non concludere mentalmente questa frase: “Qua la vita a Paperopoli...”. L’incredibile successo della serie ha scatenato una mastodontica quantità di merchandise, tra cui spicca l’adattamento videoludico sviluppato dalla Capcom per il famigerato Nes (Nintendo 8-bit), capolavoro indiscusso dei giochi platform di vecchia data, recentemente disponibile in una versione riveduta e corretta con una nuova grafica e un comparto sonoro rimasterizzato. L’epopea paperosa ha avuto fine con il più curato lungometraggio animato Zio Paperone alla ricerca della lampada perduta, in cui il gruppo di pennuti sfida un perfido stregone intenzionato a impossessarsi della lampada magica che custodisce un potente genio, munito anch’esso di becco e amico dei nipotini dalle vesti rosse, verdi e blu. Chiunque di voi non sia a conoscenza di questa splendida serie si faccia un ripassino e stia pronto a cantare gioiosamente la travolgente sigla d’apertura. “Ducktales…Woo Hoo!”.

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