Il Grande Spolvero

Nel sacro vincolo del cielo rosa

di Alessio Scavuzzo 10 gennaio 2014Commenti

Difficile parlare di spolvero quando un simil disco luccica di cotanta bellezza.

La prima lucidata del 2014 è un omaggio a due celebrità della musica elettronica contemporanea: Nathan Fake e James Alexander Goodale Holden, musicisti e dj britannici, l’uno nativo di Norfolk, l’altro di Exeter, pionieri di una nuova accademia del suono, tra la techno e l’elettronica, con base a Londra.

Il disco selezionato per sollazzare il vostro udito è The Sky Was Pink, singolo uscito nel 2004 per Border Community Recordingslabel fondata da Holden nel 2003 – ed incorporato più tardi nel primo full lenght di Nathan Fake, Drowning In a Sea of Love (2006), in una lenta e psichedelica versione a 94 BPM che costituisce la Original Live Take.

Oltre a questa, prima traccia nel lato A, il vinile 12″ contiene altri tre arrangiamenti: la Icelandic version, brano a 124 bpm in cui la melodia è appena ritmata da una drum machine minimale, il poderoso Holden remix, di eguale velocità ma rincarato da un’esplosività techno, e l’Holden Tool, 133 battiti di schizofrenia per minuto.

Se è indubbia l’armonia del tema base composto da Sir Nathan, d’altra parte il lavoro certosino di Holden a cassa dritta e synth sporchi ha scolpito nel panorama elettronico odierno un solido monumento alla techno: la magistrale esecuzione dell’allora prodigioso ventitreenne si è imposta infatti in maniera decisa nella scena dance mondiale, conseguendo una notorietà trasversale che ha saputo conquistare le anime più disparate, dal fighetto milanese  al raver londinese.

Lo straordinario rework di Holden esalta la composizione di Fake aggiungendo alla celestiale melodia in Sol # una cassa grave in 4/4 che sin da subito ne marca l’intro scandendone nettamente il progredire e sciorinando la stoffa della composizione.

Dopo una prima quarantina di secondi in cui essa viaggia a solo, le percussioni si fanno più lievi per far largo all’ingresso della melodia che, superati i primi 2 minuti circa di ascolto, dispiega tutta la sua energia grazie a corposi colpi di riverbero e delay che ne amplificano e ritardano le sonorità: felici esercizi di risonanza che scaldano il cuore dell’ascoltatore iniziandolo ad un’atmosfera di religiosa preghiera, quasi fosse in attesa della rituale benedizione di un musico-sacerdote invocante “la grazia del cielo rosa”.

Così il brano riprende spedito il suo tragitto guidato da una bassline incalzante creando un crescendo che è ciò che più, a nostro avviso, illumina il disco d’immenso: e, nella sua straordinaria lunghezza di 9:31 minuti, non sembra affaticare le nostre orecchie svelando, al contrario, nuove e cangianti sfumature.

Tessute le lodi di un disco eccezionale, sarebbe però riduttivo non menzionare la fortuna che, qualche anno più tardi, baciò la Border Community e il suo comandante Sir James grazie ad alcune raffinate ed azzeccate uscite: Soopertrack/ Zu Fuss (2005) del duo tedesco Extrawelt, il già citato album di Nathan Fake e The Idiots Are Winning (2006), primo LP di Holden con brani del calibro di 10101 e Idiot, che ne ha esaltato le qualità compositive, oltre a quelle note di dj e remixer.

Contenitore musicale d’avanguardia, la label ha acquistato negli anni avvenire artisti del calibro di Luke Abbott, producer di Norfolk che ha impressionato la critica musicale con l’album Holkham Drones (2010), Margot, duo italiano composto da Daniel Valanti e Stefano Serafini, all’esordio per l’etichetta inglese con l’Ep France 2 (2010) e Aïsha Devi Enz a.k.a. Kate Wax, promettente musicista donna al debutto con l’album Reflections Of The Dark Heath (2005) per Mental Groove Records e uscita per Border Community con un disco originale di natura elettronica post-pop.

Da qui in poi una storia fatta di meritati successi che hanno elevato Holden e compagni al podio dei compositori di qualità: contro l’elettronica mainstream di oggi che, nell’intervista rilasciata ad XL di Repubblica, il talento britannico definisce shit, merda! Dichiarazioni rilasciate da Holden prima di esibirsi alla tredicesima edizione di Club To Club Festival a Torino in due differenti shows: un live del suo ultimo album The Inheritors (2013), nella sublime location storica di Teatro Carignano, e un djset ai Cantieri OGR.

E se a convincerlo di un sicuro esito positivo del primo è stato Thom Yorke in persona, che lo ha reclutato per supportare il tour americano della sua band Atoms For Peace, prefiguriamo con discreta certezza future produzioni illuminanti, sotto il sacro vincolo del cielo rosa.

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