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Un buon ascolto (parte I: il monitoring e i riferimenti)

di Daniel Pernas 9 febbraio 2014Commenti

Al momento di intraprendere la fase di missaggio, un elemento fondamentale consiste nel dotarsi di un buon “ascolto”. In mancanza di quest’ultimo, possiamo anche disporre dei migliori microfoni, preamplificatori, di qualsiasi plugin o processore di segnale di alta qualità, ma non sapremo mai “davvero” come sta suonando e quello che sta succedendo nel nostro mix.    

Per ottenere un buon ascolto, dobbiamo considerare una serie di fattori, come il monitoring (gli altoparlanti) o la stessa sala di ascolto. Oggi parleremo del primo, ovvero dei monitor.

Quale che sia il sistema di ascolto che utilizziamo, dobbiamo conoscerlo alla perfezione. Ciò vuol dire che sappiamo perfettamente come “suona”, e per questo dobbiamo aver passato, in quei monitor, tanta musica dei generi più disparati. Ma anche in questo caso, per sapere davvero come suonano i nostri monitor l’unico modo è sapere come dovrebbero suonare in realtà i pezzi che ascoltiamo attraverso gli stessi. Come ci si riesce? Semplice: ascoltando i pezzi in questione nel maggior numero di impianti possibili. Ed è qui che entra in gioco il concetto di pezzi di riferimento.

Qualsiasi tecnico del suono, che sia in studio o dal vivo, sarà provvisto di un consistente numero di pezzi che gli serviranno come riferimento per capire come suona l’impianto con il quale lavorerà. Questi pezzi si scelgono solitamente prendendo in considerazione qualità del suono, equilibrio frequenziale (il fatto che possiamo apprezzare distintamente come suonano gravi, medi e acuti), e dinamica (per capire se l’ascolto risponde adeguatamente a cambi di volume e per verificare che il cono dei monitor abbia un’escursione o movimento corretti), e per conoscerli bene devono essere stati ascoltati in una infinità di sistemi. Sicuramente molti di voi avranno delle canzoni ascoltate migliaia di volte in migliaia di luoghi. Queste canzoni potrebbe servirvi come riferimento.

Se consideriamo le prove di suono per un concerto, il tecnico che si appresta a sonorizzare l’evento mette uno o più pezzi e li ascolta, e con gli stessi equalizza l’impianto affinché suoni proprio come vuole lui. Questi pezzi sono i “pezzi di riferimento” che abbiamo menzionato, e il tecnico deve conoscerli alla perfezione. Se invece ci troviamo in studio, i pezzi di riferimento ci aiuteranno a sapere se l’ascolto con il quale lavoreremo è troppo grave, o molto brillante, o molto regolare, etc. In questo caso non equalizzeremo l’impianto, ma terremo in considerazione le conclusioni che abbiamo tratto su come suonano le “nostre” canzoni per agire di conseguenza. Per esempio, se notiamo che l’impianto suona con pochi gravi, dovremo tentare di non fare suonare il nostro mix molto grave, anzi tutto il contrario, e lasciare che manchino in parte queste frequenze, perché sappiamo che una volta riprodotto lo stesso mix in altri impianti i gravi “appariranno” nuovamente. Inoltre, molti tecnici che lavorano come freelance non missano sempre negli stessi ambienti, ragion per cui i loro pezzi di riferimento sono fondamentali per “calarsi nella situazione” quando devono lavorare in un nuovo studio.

Tornando alla questione dei monitor, dato che lo abbiamo appena puntualizzato, è normale che negli studi professionali ci sia più di un sistema di ascolto (almeno uno di fascia alta e un altro di fascia media), che suonino diversamente l’uno rispetto all’altro, per poter fare una serie di comparazioni. Abituale è l’uso di altoparlanti di grandi dimensioni (che devono essere disposti leggermente allontanati rispetto alla posizione di ascolto, a causa della loro potenza e affinché il suono si sviluppi) e di una coppia di near-field (più vicini alla posizione di ascolto).

Di fatto, anche se si dispone di altoparlanti di fascia molto alta, è normale verificare il mix con ascolti di minore qualità. Tutto ciò ha una logica molto sensata: generalmente, la gente non possiede impianti di alta qualità a casa (parliamo di altoparlanti di più di 1000 euro o giù di lì). E anche se potrebbe risultare poco confortante, ciò che succede quotidianamente è che la maggior parte dei clienti ascoltano i loro pezzi in altoparlanti di fascia molto bassa, in quelli del portatile o persino del telefono. Ciò non deve dare luogo a confusione: in studio dobbiamo usare ascolti di alta qualità, per missare nel miglior modo possibile, ma non dobbiamo dimenticare di rapportare il risultato ai sistemi di ascolto più vicini a quelli del possibile cliente. Non serve a nulla che il pezzo suoni bene in studio e non in casa o in automobile. Degli altoparlanti famosi per fare questo tipo di prove sono ad esempio gli NS-10 della Yamaha, dei monitor ormai fuori produzione ma usatissimi negli studi (sono riconoscibili per il cono bianco) per essere molto simili ad un ascolto casalingo.

Inoltre, a volte si ascolta il pezzo in altoparlanti multimedia per computer, simulando in tal modo un ascolto di qualità ancora inferiore (non per missare ma per verificare che il mix realizzato non deluda in alcun aspetto in questo tipo di ascolti), o in altri sistemi di peggior qualità (famoso il vecchio trucco di ascoltare i temi nell’impianto stereo di una macchina prima di farli masterizzare).

Sui monitor da scegliere e comprare, ce n’è per tutti i gusti e colori, e di tutte le fasce di prezzo. Non faremo selezioni di migliori marche e modelli, però raccomando che prima di prendere la decisione proviate e ascoltiate bene quel modello (usando i vostri pezzi di riferimento), piuttosto che farvi guidare ciecamente dalle raccomandazioni di amici e riviste. Sicuramente per realizzare un buon mix è importante conoscere dettagliatamente l’ascolto e i monitor nello specifico.

Però anche se disponiamo dei migliori altoparlanti sul mercato, questi non suoneranno allo stesso modo ovunque, perché la sala in cui li collocheremo influisce pesantemente su come suoneranno. Questo sarà l’argomento che tratteremo nella seconda parte dell’articolo. A presto!

 

 

Traduzione dallo spagnolo di Donato Di Trapani

 

Daniel Pernas è un ingegnere del suono formatosi sia in studio (forma parte dello staff de LaMasiaMusicLab) che dal vivo, ambito nel quale ha lavorato in club e festival spagnoli e francesi come tecnico di palco del gruppo pop-elettronico Dorian. A questo aggiunge la docenza nel campo dell’ingegneria del suono: è infatti professore al SAE Institute di Barcellona.

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