Storie sulla pelle

Una tela per lavorare

di Luca Ilardo 23 gennaio 2014Commenti

Ho sempre pensato che la vita sia un insieme di cliché ammassati a casaccio e buttati giù per la costruzione delle tipiche frasi fatte e del qualunquismo più assoluto. Un mondo dove Fabio Volo e Federico Moccia sono gli scrittori italiani più conosciuti dalla nuova generazione, è un mondo che può andare solamente a peggiorare. Non me ne vogliano questi due grandi maestri della scrittura ed i loro seguaci, il mio è un personalissimo parere, ma non riesco neanche a scrivere la frase più paracula che uso giornalmente per uscirmene in maniera più che pulita, “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere.”(Voltaire mi ha appena maledetto).image (1)

Tutto questo non è uno sproloquio da megalomane, quale realmente sono, ma mi porta giusto dritto al punto a cui voglio arrivare. Uno dei cliché più grossi che conosca, è appunto quello che sostiene che un individuo tatuato non possa trovare un lavoro nella nostra, sanissima e organizzatissima, società. Beh, qui potrei aprire un capitolo così lungo, che non mi basterebbe neanche un rullo di carta assorbente Fox per esprimere il mio pensiero e le mie opinioni, ma detto ciò, conosco menti dalla pelle ultra candita, laureati in tempi record con tanto di lode e menzione(e perchè no, anche la pensione), e di master di migliaia di euro, che comunque finiscono a pulire cessi come se non ci fosse un domani. Per pulire i cessi, intendo tutta la categoria dei lavori più umili di questo mondo, dove io personalmente non sputo e porto il massimo rispetto. Conosco di contro, ingegneri, architetti, laureati in image (2)legge e così via, che pur essendo tatuati lavorano in grossissime aziende o svolgono tranquillamente la libera professione. Il mio è un discorso criticabilissimo, e che va preso e visionato con un minimo di intelligenza e grosse pinze. È ovvio che non ci troveremo mai davanti ad un chirurgo dalle mani e dal collo interamente tatuati, ma qualora così fosse, io non ci vedrei nulla di male.

image (4)In passato l’individuo tatuato era davvero un marinaio, un ex galeotto, un punkers, e chi più ne ha più ne metta, adesso sembra che qualcosa stia realmente cambiando. Prendo come spunto il campo della moda. Se noi ci soffermiamo ad osservare i modelli del passato, non scoveremo mai fotografie o campagne di moda con individui tatuati, adesso è tutto il contrario. L’individuo, o modello tatuato, è fra i più ricercati nel campo della moda, un campo che è in continua evoluzione e che difficilmente sente la “crisi”. Abbigliamento, cosmetici, arredo, sono solo gli esempi comuni e lampanti di come l’individuo tatuato ne sia protagonista. Qui non si parla di gente con una stellina nel polso o la scrittina nel braccio, ma al contrario, parliamo di gente che di pelle bianca, o nera, o gialla, non ne ha quasi più. Uno degli esempi lampanti è Rick Genest (Châteauguay, 7 agosto 1985), un modello canadese, anche conosciuto come Zombie Boy. Rick, all’età di 15 anni scopre di avere un tumore al cervello e dopo  essersi sottoposto ad un intervento chirurgico andato a buon fine, iniziò a tatuarsi il corpo per avere un aspetto che somigliasse il più possibile ad uno zombie. Il tatuaggio, realizzato da Frank Lewis, è stato iniziato quando il modello aveva ventuno anni, ed ha richiesto sei anni per essere completato, e comprende una serie a catena di tatuaggi image (3)dell’apparato scheletrico e muscolare, in parte, che copre la maggior parte del suo corpo e che lo rende simile ad un cadavere.

Lui è uno dei modelli più richiesti e dal cache al dir poco proibitivo. È apparso in moltissime campagne pubblicitarie, e la più famosa è di una rinomatissima marca di cosmetici, che usò Rick come modello per far vedere al pubblico quanto il loro prodotto fosse coprente e affidabile, riuscendo a far tornare interamente bianca e naturale la sua pelle. Come lui ci sono tantissimi altri modelli dagli stili assolutamente infiniti e diversi tra loro. Tra questi cito, Ricki Hall, Jose Mateus Verdelho Severino, Nicholas Lemons, Tyson Beckford, Cole Mohr. Le donne non mancano di certo in questa categoria, tra queste chi spicca e risalta è sicuramente Hannah Snowdon (nonché mia futura sposa e madre dei miei figli). Da un paio di anni sono anche nate delle fan page dove si possono ammirare modelli e modelle nella loro bellezza e nella loro arte, sotto il nome di Sucide Boys e Suicide Girls. Il mondo della moda è sempre stato all’avanguardia e soggetto ad occhio critico per prenderne spunto nella nostra società. Possibile che tra non molto vedremo un giudice sentenziare con tanto di martelletto tenuto rigorosamente da una mano interamente tatuata? E perchè no, magari dalla finestra della basilica di San Pietro, Rick Genest si affaccerà dandoci la tanto attesa benedizione domenicale.image

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