Attack/Release

Grande, nero e rotondo (prima parte)

di Daniel Pernas 27 ottobre 2013Commenti

Sicuramente lo avrete già sentito. Sicuramente qualche amico, collega o conoscente ve lo avrà già detto. Scommetto che qualcuno vi ha già buttato lì una frase del tipo: “Il vinile per adesso va forte”. Personalmente, le affermazioni di questo tipo normalmente mi infastidiscono, le considero come una delle tante pose de adottare obbligatoriamente se si vuole essere considerati hipster o “alla moda” o come vogliate chiamarlo. Nonostante tutto, stavolta sono contento, sono assai contento che il vinile sia tornato di moda.

Sono contento soprattutto perchè, oltre al suono e all’attrattiva fisica del formato, il vinile sta riuscendo nuovamente a provocare qualcosa che cominciava a scomparire tra i consumatori di musica: il godimento della musica in quanto tale. Ultimamente, con nuove tecnologie, software, streaming on-line e internet in generale, tutto è a portata di click. Una canzone. Un album. Una intera discografia. Tutto ciò che volete.

Non la considero una tragedia, non prendiamoci in giro, anche io consumo musica su internet. Ma da un po’ di tempo a questa parte quasi non ne ricavavo piacere. Ne avevo così tanta che si andava perdendo il divertimento. Avevo tanto materiale da ascoltare che non mi ci soffermavo poi tanto. Fu allora che iniziai a ricordare che molti dei miei dischi preferiti erano diventati tali in seguito a svariati ascolti, dopo la scoperta di sfumature sulle quali non mi ero soffermato prima, dopo essermi seduto ad ascoltare con attenzione.

Il vinile possiede questa particolarità: una parte di rituale che fa sì che ci dedichiamo maggiormente all’ascolto, a stare dove stiamo e a godere della musica. Il semplice fatto di posizionarlo, dover cambiare lato, o l’ipnotico movimento del piatto fanno sì che l’ascolto della musica risulti un’esperienza più completa. Qualcosa di paragonabile a quando si registravano le compilation sulle cassette o a quando si aspettava vicino alla radio che passassero il singolo del nostro gruppo preferito. In una parola: piacere.

Ma non illudiamoci troppo. Il ritorno del vinile nasconde anche un movimento commerciale, aprendo alle case discografiche, attualmente agonizzanti, la possibilità di vendite fisiche, riedizioni di vecchi dischi ed edizioni speciali. Nonostante in alcuni ambiti, come nel mondo dei dj, non fosse mai scomparso del tutto, è alla musica mainstream che faccio riferimento. Basta una prova infallibile per verificare che in questo momento il vinile è effettivamente di moda. Entrate in un grande magazzino, andate al reparto musica e li troverete lì che occupano i migliori scaffali in negozi che prima quasi li ignoravano. Soppiantando o quasi i CD.

Non si tratta, nonostante tutto, di vedere quale formato sopravviverà (non sono uno di quelli che pensano che il CD scomparirà), né di concentrarsi soltanto su uno di loro, ma piuttosto di apprezzare i lati positivi di ognuno.

Il CD riuscì in un’impresa molto importante all’epoca, non dobbiamo disconoscerne i giusti meriti. Offriva un suono nitido, ad alta risoluzione e con un livello basso di rumore, in un supporto molto più duraturo delle cassette o dei vinili (che si danneggiavano con l’uso prolungato a causa rispettivamente della testina e della puntina).

D’altra parte, questa perfezione, questa nitidezza assoluta, non è del tutto veritiera. Il formato CD e tutti i formati digitali contengono precisamente questo: audio digitalizzato. Non si tratta di una onda audio analogica, ma di un campionamento della stessa. Per realizzarlo, si prendono dei punti (campioni) ad una frequenza prestabilita (frequenza di campionamento) e si attribuisce loro un valore numerico (in sistema binario) che si immagazina digitalmente.

Questo formato ha pertanto un difetto. Nonostante tutti i campioni che possiamo prendere, e nonostante la frequenza di campionamento nell’audio digitale sia molto alta, non sarà mai audio analogico, non avrà mai un numero infinito di punti, e si perderà sempre informazione tra campione e campione. Nel caso del CD, questa frequenza di campionamento è di 44.100Hz, ed utilizza 16 bit per codificare ogni campione. E’ sufficiente per l’audio di alta qualità, ma non si tratta di audio analogico, manca ancora qualcosa.

Qualcuno di voi penserà, non a torto, che anche se il CD fosse stato realmente perfetto, avremmo continuato a preferire l’analogico. Molta gente sostiene che persino lo stesso rumore della puntina sul vinile è più attraente per l’orecchio dell’assenza di rumore. Lo stesso vale per il tipico rumore del vinile, chiamato rumore di superficie, frutto dello stesso processo di manifattura e del materiale utilizzato.

Se vogliamo comprendere in che modo questa onda analogica si conserva nel vinile, dobbiamo pensare ad un solco in cui esistono due piani a forma di V che formano tra di loro un angolo di 45 gradi. E’ qui che si immagazzinerà l’audio, dal momento che ogni parete del solco conterrà la informazione di uno dei due canali, che successivamente verrà decifrata dalla puntina mediante un movimento in orizzontale sul solco (che leggerà la somma di L e R) ed un movimento in verticale (che leggerà la differenza tra L e R).

Sono per tanto la puntina e la testina ad avere l’incarico di “decifrare” i solchi. Analizziamole separatamente…

vinile-01

La puntina ha il compito di leggere i solchi, e non deve mai perdere il contatto con il disco. Il proprio “camminare” della puntina sul disco farà sì che questa si consumi, e persino che lo stesso disco si vada poco a poco logorando, accorciando la sua vita utile. Esistono vari tipi di puntina, come quella dalla punta sferica (che produce più distorsione e logorio), quella dalla punta ellittica (migliore della sferica poiché la superficie di contatto sul solco è minore e lo consuma di meno) o la multiradiale (con una forma piramidale in punta, che riproduce con meno distorsione e miglior qualità rispetto alle precedenti). Oltre alla forma, anche il materiale della puntina influisce, così come il peso della stessa sul disco o l’angolo che assume in conseguenza del rispettivo angolo del braccio.

vinile_Artboard 2

La testina dal canto suo è l’elemento capace di tradurre il movimento della puntina sul disco in voltaggio, affinché possa essere interpretato dall’altoparlante. Ne esistono di cristallo (o piezoelettrica o ceramica), magnetiche e a condensatore. Questi tipi differiscono tra loro per il modo in cui si realizza la trasduzione di energia meccanica in voltaggio. Le più comunemente usate sono le magnetiche.

Ed è qui che comincia a piangere il portafogli…una testina di buona qualità e una buona puntina possono arrivare a costare più dello stesso giradischi, ma d’altro canto, come abbiamo appena visto, sono loro le autentiche responsabili del suono finale.

Ci sono svariati altri fattori che influiscono su come suona un vinile, ma di questo parleremo nella prossima puntata.

Foto copertina di Risa
Disegni di Manfredi Pumo

Daniel Pernas è un ingegnere del suono formatosi sia in studio (forma parte dello staff de LaMasiaMusicLab) che dal vivo, ambito nel quale ha lavorato in club e festival spagnoli e francesi come tecnico di palco del gruppo pop-elettronico Dorian. A questo aggiunge la docenza nel campo dell’ingegneria del suono: è infatti professore al SAE Institute di Barcellona.

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